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Omicidio Radicci, figlio della vittima urla “assassino” e viene espulso dall’aula: moglie dell’imputato lo implora a confessare

Omicidio Radicci, figlio della vittima urla “assassino” e viene espulso dall’aula: moglie dell’imputato lo implora a confessare

"Racconta la verità". L’udienza per l’omicidio di Rosa Maria Radicci inizia così, con la moglie dell’imputato, Ogert Laska, che in lacrime supplica il marito di confessare la realtà dei fatti. Espulso dall’aula Domenico Minafra, figlio della 71enne uccisa nella sua villetta a Palese il 13 novembre 2016, da parte dei giudici della Corte di Assise, per aver inveito contro l'imputato urlando “assassino”.

Laska, 29enne albanese ex dipendente di Minafra, è stato accusato dell’omicidio dell’anziana che avrebbe prima strangolata e poi incappucciata con una busta della spazzatura. Durante l’udienza ha poi testimoniato la moglie dell'uomo incriminato la quale, rispondendo alle domande di accusa e difesa, ha ricostruito il giorno dell'omicidio e quello successivo.

Suo marito il 14 lasciò Bari all'improvviso per tornare in Albania perché "aveva combinato qualcosa", ma già il giorno prima la donna aveva notato alcune stranezze: un forte odore sugli indumenti che il marito aveva indossato quando era uscito, per circa 3 ore, e una ferita sanguinante sul dorso della sua mano. Inoltre ha confermato di aver saputo della morte della signora Radicci dal telegiornale, e di essersene dispiaciuta. In aula, ricordando l'anziana, si è commossa perché "l'avevo conosciuta e lei era stata buona con i miei figli".

Stando alle indagini della Squadra Mobile, coordinate dal pm Luciana Silvestris, l'anziana sarebbe stata ammazzata per una vendetta nei confronti del figlio Domenico che, alcuni mesi prima, aveva licenziato il ragazzo albanese dal suo ristorante, come anche la moglie ha ammesso. Il presunto assassino, che ha sempre negato di aver commesso l'omicidio, fu arrestato alcune settimane dopo il delitto grazie ai video di alcune telecamere di sorveglianza che lo avevano immortalato davanti alla villa della vittima.

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