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Bari, ci siamo già dimenticati degli eroi? Il Covid raccontato da chi lo combatte nella terapia intensiva del Policlinico

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Siamo stati nel Policlinico di Bari. Anche in questa seconda ondata una parte della rete Covid coinvolge il principale ospedale della città. Sono 35 i posti di terapia intensiva dedicati dislocati nel quartiere nosocomiale tra Asclepios e il padiglione Brienza. A questi si aggiungono i 44 di semintensiva. Nella gestione dell’emergenza, è noto, la percentuale di occupazione di posti in area critica rappresenta uno dei principali indicatori da tenere sott’occhio, proprio perché è qui che arrivano i casi più gravi. Abbiamo assistito in prima persona a cosa significhi entrare in una rianimazione e lo abbiamo raccontato.

Si può evitare di arrivare a questo punto? Basta un po’ di attenzione in più? La consapevolezza, purtroppo, a volte stenta ad arrivare anche quando ci si ammala. Ma quante persone possono affermare di aver utilizzato sempre correttamente la mascherina, senza mai la minima disattenzione? È proprio quella finestrella lasciata aperta per pochi minuti a spianare la porta al virus. Per molte persone la soluzione ci sarebbe: aggiungere posti letto, riaprire vecchi ospedali. La realtà, però, è molto diversa.

Ce lo hanno spiegato i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari. Quelli che fino a qualche mese fa erano chiamati eroi e che oggi sembrano essere stati quasi dimenticati. Su internet si leggono centinaia di messaggi che attaccano il personale sanitario. “Non è che sentiamo odio – ci racconta uno degli infermieri in prima linea in questa rianimazione -. Ma quella vicinanza della popolazione sembra quasi essersi dissolta”.