Putignano si appresta a celebrare come ogni 2 febbraio che si rispetti, nel giorno della Candelora, la tradizionale “Festa dell’Orso”, che rappresenta uno dei riti più simbolici e radicati del Carnevale: un ritorno in grande stile per la manifestazione di piazza e di popolo, assente da 3 anni a causa della pandemia da Covid-19. Affidata alle cure dell’Associazione Hybris da quasi 25 anni, la festa ha al centro la maschera dell’orso, simbolo del Carnevale, incarnazione del male e segno del passaggio dell’inverno, protagonista di un vero e proprio processo tra stornelli in vernacolo, ritmi, suoni, danze e colori.
Il Carnevale e l’orso sono legati a doppio filo: l’animale, infatti, è la rappresentazione stessa del senso carnascialesco per la sua ambiguità e doppiezza. Da una parte, animale violento e terrifico, oggetto della caccia dei contadini che vagano per il paese al fine di catturarlo, fino ad accerchiarlo e a decretarne l’inesorabile fine con un processo sommario che si svolgerà quest’anno su Corso Umberto I (nei pressi del Teatro comunale).
L’animale, incarnazione del male di tutti i tempi e il cui culto si annovera dai pellerossa d’America ai Lapponi-Siberiani e ai popoli indo-europei, come raccontano i miti greci, indiani, germanici e celtici, è l’immagine del beone che passa il tempo a fare razzia di pietanze succulente, a trangugiare vino e a concedersi volgarità di ogni tipo; a nulla vale ogni tentativo di difesa e l’orso cattivo soccombe per giudizio insindacabile del popolo sovrano. Un rito quello putignanese che riesce a perpetuarsi anche per la capacità ingegnosa di incarnarsi nella modernità e di leggere le vicende più attuali: infatti, quest’anno la festa è occasione per portare alla ribalta la guerra tra Russia e Ucraina e un corteo di contadine “ucraine” a partire dalle 19,30 daranno la caccia all’orso “russo” e ai suoi sostenitori, fino a condurli a processo.
Retaggio di antichissimi riti sacrificali, di ambito agricolo e pastorale, la festa si celebra il 2 febbraio, nel mese che la cultura latina dedicava alle celebrazioni di purificazione, propiziazione e rinnovamento (febbraio deriva dal latino februare = purificare) come i Lupercali, riti poi cristianizzati nel V secolo con la festa della Presentazione al tempio di Cristo e della purificazione della Vergine. Il 2 febbraio, peraltro, coincideva con la fine del letargo dell’orso e il passaggio ad una nuova vita: il rito della sua uccisione simbolica è figura della morte dell’inverno per lasciare il posto alla primavera, ma anche della dimensione bestiale insita nell’uomo per lasciare il posto alla luce che nell’ottica cristiana rimanda alla Risurrezione di Cristo.
Per questo, la bestia della Candelora non nasconde la sua altra faccia, quella della bontà, della femminilità, impersonata dall’orsa, consultata per l’atteso oracolo meteorologico: a lei tocca formulare il responso sulla durata dell’inverno e sul passaggio alla stagione più mite. Infatti, qualora il sole facesse capolino durante il giorno, nell’immaginario collettivo l’animale ha modo di uscire dalla tana per rifarsi il “pagliaio” per il prolungarsi dell’inverno; in caso di maltempo, la primavera è ormai alle porte.








