Internet è ormai fondamentale in quasi tutte le attività quotidiane, basti pensare a quanto sia determinante l’uso del web e delle nuove tecnologie nel mondo del lavoro così come nel campo della comunicazione interpersonale: è per questo motivo che oggi molti investimenti sono diretti proprio allo sviluppo della rete sul territorio italiano, in modo da coprire anche quelle zone che finora sono rimaste più indietro. Ma qual è la situazione attuale in Italia e in Puglia?

Internet veloce, una necessità per tutti gli italiani
In questi mesi si parla sempre di più di digitalizzazione e degli investimenti che le istituzioni comunitarie e nazionali stanno effettuando in tal senso, con l’obiettivo, tra gli altri, di far sì che tutti possano accedere alla rete internet e alle opportunità garantite dal web. Avere una connessione stabile e veloce, infatti, non significa solo poter sfruttare le potenzialità del web per utilizzare i tanto amati servizi di svago e intrattenimento, dalle versioni digitali di un classico come il poker allo streaming audiovisivo, ma anche per accedere rapidamente a informazioni di ogni genere, essere più efficienti e competitivi sul lavoro e comunicare in tempo reale con il resto del mondo.
È proprio partendo da questi presupposti che l’Europa e lo Stato italiano stanno cercando di lavorare in sinergia per migliorare la rete, mettendo in gioco importanti risorse nell’ottica di uno sviluppo che interessi tutte le regioni, incluse le aree più interne finora penalizzate da un digital divide e da evidenti carenze infrastrutturali.
Il PNRR per lo sviluppo digitale
Per favorire la digitalizzazione del nostro Paese è stato predisposto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con il quale vengono indirizzate le risorse provenienti dell’Europa per il raggiungimento di diversi obiettivi, tra i quali uno dei più importanti è proprio quello della transizione digitale. Regioni, Comuni e altri enti pubblici hanno avviato in questi mesi importanti progetti con l’aiuto dell’Unione Europea allo scopo di portare la Banda Ultra Larga in tutti i territori e di digitalizzare gli stessi uffici pubblici, finora rimasti indietro nell’uso delle nuove tecnologie.
L’obiettivo di tutti è quello di fare un importante passo avanti verso il progresso, facendo in modo che tanto i cittadini quanto le imprese e gli enti possano avere a disposizione tutti gli strumenti utili per sfruttare al meglio il digitale, per esempio dematerializzando i documenti cartacei e sburocratizzando le pratiche a tutto vantaggio di una più rapida e autonoma gestione dei rapporti con il pubblico.
Ovviamente tutto ciò non sarebbe possibile senza prima aver predisposto una rete internet veloce, sia fissa che mobile, in grado di raggiungere ogni angolo del Paese, un risultato a cui l’Italia si sta avvicinando a grandi passi seppur con qualche differenza tra regione e regione.

Banda Ultra Larga, la situazione attuale dell’Italia e della Puglia
Lo sviluppo della Banda Ultra Larga in Italia viene analizzato da Infratel, società che per conto del Ministero dello Sviluppo Economico monitora lo stato di avanzamento dei lavori nei numerosi cantieri aperti. Il quadro mostrato di recente evidenzia come questa volta non vi sia un gap particolare tra nord e sud del Paese ma che, anzi, alcune regioni meridionali risultano essere tra le più virtuose collocandosi nella prima metà della classifica.
Per la Puglia la situazione può essere considerata positiva, dal momento che la regione è attualmente al nono posto per quanto riguarda la diffusione della Banda Ultra Larga e con ampi margini ancora di crescita per i prossimi mesi, ma il podio va a Veneto, Sardegna e Toscana. Significativi il quarto e il quinto posto di Campania e Calabria, seguite dalla Sicilia al sesto, regioni che difficilmente compaiono nelle top 10 quando si analizzano parametri di varia natura su scala nazionale.
Prima della Puglia troviamo Lombardia e Lazio, rispettivamente settima e ottava, e al decimo posto l’Abruzzo. Più lento è invece lo sviluppo della rete internet veloce in Friuli Venezia Giulia, Liguria, Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta, le quattro regioni che chiudono la classifica, penalizzate in molti casi dalla conformazione del territorio e dalla presenza, soprattutto per le ultime due, da una percentuale di aree montuose molto più alta che in altre aree.





