Dal 1973 la tradizione del carnevale di Gioia del Colle ha perfettamente conservato l’entusiasmo da trasmettere alla gente a suon di rime recitate in dialetto. Una delle famiglie considerate da ormai 50 anni un’istituzione dei festini di carnevale gioiesi, è senza dubbio la famiglia Turra. Da padre a figlio, la storica tradizione delle serate danzanti ha subìto davvero poche variazioni, rispettando quasi fedelmente tutti i colori di una festa tanto attesa da grandi e piccini.
Tra Gioia e Sammichele, infatti, da decenni nel periodo di Carnevale si usa riunirsi in gruppi mascherati guidati da un ‘conduttore’, che girano per i paesi, entrano nelle case in cui si organizzano i ‘festini’, invitando i presenti a ballare e a scambiarsi rime scherzose.
Ci sono famiglie che tramandano da generazioni questa tradizione. A raccontare la storia della fantastica avventura di una di queste famiglie è Giuseppe Turra, figlio del mitico Alfonso. “La tradizione nasce nel 1973 nel carnevale di Sammichele di Bari al Grottino, cui mio padre partecipa all’inizio come ospite. Dopo tre anni di esperienza, nel 1976 apre la sua prima sala ‘il Molino’, e vince vari premi tra cui miglior festino di Sammichele”.
L’avventura come caposala di Alfonso continua a Gioia del Colle, dove si trasferisce a vivere con la sua famiglia nei primi anni ’80, crescendo i figli a suon di ‘cumparcita dance’ ballata da gruppi mascherati. Il passaggio da un paese all’altro muta l’idea del festino, passando dal piccolo locale dove uomini e donne rigorosamente sedevano in zone separate, ad una grande sala con sedute miste e molto più ampie in accoglienza.
Giuseppe ricorda bene i suoi primi passi in pista. “La mia passione nasce dal fatto che io sono cresciuto nei festini di carnevale, i miei genitori mi hanno sempre portato con loro. Mio padre mi ha tramandato le doti di rimatore. Le rime sono parte sacra della tradizione. Si parla in rime per accogliere le maschere e l’utilizzo della parolaccia, dissacrata per il periodo carnevalesco, non è mai pronunciata con il fine di offendere l’interlocutore, ma ha assolutamente base ironica”.
Giuseppe Turra ricorda ancora le regole del Carnevale, rimaste invariate. “Il caposala comanda sempre l’invito delle dame del cavaliere, il ballo non si rifiuta sia da parte degli ospiti in sala che delle maschere, l’accoglienza riservata alle maschere è sempre la stessa, e viene assicurato loro il massimo calore essendo ospiti in casa nostra”. Si fa calda e piena di affetto la voce di Giuseppe quando ricorda gli insegnamenti di papà Alfonso. “Papà mi ha tramandato doti rimatore ma soprattutto entusiasmo e grande rispetto per le nostre radici. Sicuramente il cambio generazionale è avvenuto, ma questo è inevitabile. Prima in tv avevamo show man come Mike Bongiorno, oggi c’è Fiorello e il tempo che passa non possiamo fermarlo”.
Oggi il figlio Turra ha sicuramente le idee chiare su come la discendenza porterà avanti la tradizione. “Noi siamo il gruppo di spicco a Gioia del Colle, con Alfonso dietro le quinte. Iniziamo la preparazione del festino già da settembre. La nostra associazione ‘Animazione 2.1’ apre le porte della sala Bit Club e per il martedì grasso siamo impegnati con il funerale del Carnevale. Si organizza il tradizionale estremo saluto paesano con tanto di banda, la Street band di Santeramo, pronta ad esibirsi con una marcia funebre. Successivamente la serata continua con i soliti balli. Per noi la celebrazione del Carnevale è davvero importante”. Gioia del Colle ha infatti depositato due maschere nel 1985: Solmozzavino (‘Sol’ sta per la nota musicale, ‘mozza’ per la mozzarella e ‘vino’ per il primitivo) e Pampanella. “Ma le serate danzanti del festino Animazione 2.1 non vengono sepolte con il martedì grasso, continueranno per tutto marzo”, assicura Giuseppe. Insomma di padre in figlio, dal 1973 ad oggi i festini gioiesi vivono la tradizione di ieri con l’accento di oggi.








