Un vero Cavaliere di nome e di fatto, un gentleman di altri tempi. Il prossimo 14 marzo Francesco Albergo spegnerà 102 candeline, e per questa occasione unica il Comune di Bari gli conferirà uno speciale riconoscimento, che gli verrà attribuito anche grazie all’intercessione del suo grande amico, il consigliere Vittorio Piancaldini.
Francesco nasce nei ruggenti anni ’20, per la precisione nel 1921: da ragazzo diventa un campione di lotta greco-romana, classificandosi in prima posizione alle regionali del 1939 e in terza con la sua squadra ai campionati nazionali di Genova, in piena epoca fascista. L’anno seguente avrebbe dovuto nuovamente partecipare agli individuali di Cuneo, che però non si tennero mai a causa del Secondo Conflitto Mondiale.
Nel Dopoguerra riceve il titolo di Cavaliere del Lavoro: un attestato di notevole rilevanza storica risalente al 1965 con in calce le firme di Saragat e Moro. E a proposito di lavoro, Francesco diventa prima Telegrafista, poi Disegnatore Tecnico per le Poste Italiane, professione che ricoprirà per ben 35 anni: ormai è in pensione dal 1978.
“Qual è il segreto per arrivare a 102 anni? Avere molta calma”, racconta a Telebari il Cavalier Albergo, “i momenti di rabbia ovviamente ci sono, però bisogna ricordare che la calma è la virtù dei forti”. Francesco ci confessa di essere molto emozionato per l’onorificenza che riceverà dal Comune, ha una voce squillante, un eloquio forbito, e trasuda una grande voglia di vivere. Ci racconta di quando da bambino si addormentava in chiesa, e ci parla della sua amata famiglia: quattro figli, sei nipoti e cinque pronipoti, anche se purtroppo mancano all’appello l’amata moglie Lucia e il suo figlio più giovane, Vito.
Tra le sue passioni figurano la televisione, la Formula 1 e il giardinaggio, nel suo terrazzo infatti coltiva fiori, ortaggi e piante aromatiche. Ha inoltre sempre amato viaggiare, scoprire luoghi diversi e apprenderne la storia e l’arte. Tutt’ora poi non rinuncia all’attività fisica, e in particolar modo alle sue ottanta vogate mattutine. Nel corso della sua lunga vita ha potuto assistere all’avvicendarsi di tante epoche storiche, è stato testimone di cambiamenti cruciali e del progresso della scienza e dell’umanità: “quando penso al telecomando, mi chiedo ancora come si sia potuto arrivare a tanto”, conclude Francesco.








