No, quella cassetta bianca in legno che campeggia sul banco della portineria di via Cardinale Mimmi 18, a Poggiofranco, non è una cassetta della posta o uno spazio dedicato alla raccolta di dépliant. Si tratta, invece, di una biblioteca condominiale.
Una piccola biblioteca pensata da Titti Manzari, insegnante di lettere in pensione con la passione per i libri e la diffusione della cultura. “Avevo in mente qualcosa del genere già da alcuni anni e ne avevo parlato con l’amministratore, che inizialmente aveva accennato ad un locale dedicato allo scambio delle letture – ricorda – Poi è arrivato il Covid, quindi non se ne è fatto più niente”.
L’ispirazione è partita da un viaggio in Lussemburgo, dove non è insolito trovare nei parchi piccole cassette con libri liberamente letti, riposti e ritrovati dalle persone. “Questa idea mi era piaciuta – racconta Titti – e allora mi son detta che si sarebbe potuto partire almeno da qualcosa di piccolo, anche da una semplice scatola in legno: ormai la mia idea si è realizzata da un anno e vedo che è stata apprezzata”.
Dietro l’iniziativa di Titti, c’è la volontà di stimolare la lettura e l’approccio alle pagine di carta tanto amate. “Ho fatto tutto questo proprio per l’amore verso il libro a 360 gradi, per il cartaceo e per il profumo della carta”, spiega la signora Manzari.
D’altro canto, quello che potrebbe sembrare solo un “malinconico capriccio” di una ex professoressa ormai in pensione, nasconde tanto altro: il gesto di recuperare e porre un libro da una cassetta in legno significa “condivisione” di un pezzo di se stessi, delle proprie scelte e delle proprie inclinazioni.
Non a caso, Titti spiega. “L’idea è di fare girare i volumi: se lo restituite, il libro può essere letto da più persone, mentre se lo tenete solo per voi, diventa una cosa a senso unico e finisce lì, è riduttivo”. Il cartello dietro la cassetta infatti recita: “Cari amici dei libri […] vi vorrei pregare, se vogliamo che questo progetto continui, di riportare i libri una volta letti in maniera che possano continuare a girare perché anche le nostre biblioteche casalinghe non sono infinite”.
Continua la signora Titti: “Quello che io non voglio è che la biblioteca condominiale divenga il rifiuto dei libri che uno ha a casa, tutte le schifezze già vecchie e stravecchie che ci si vuole levare di torno. E poi cosa rimane nella cassetta? Molte volte rimangono quei libri di fondi di magazzino che abbiamo a casa e non vuole nessuno. Ecco, ciò che lamento un po’ è proprio questo, che pochi portano i libri”.
Ma Titti termina con un messaggio positivo. “Nonostante tutto, nonostante di questi tempi in pochi investano nel libro, mi rincuora che stia tornando, magari piccolo, magari in poco, un interesse per la bellezza della lettura e della lentezza. E non nascondo che mi farebbe piacere vedere questa mia piccola iniziativa riproposta in altri condomini, sempre nell’ottica della diffusione del libro e della cultura”.








