Si definiscono i liguri. Uno genovese, l’altro spezzino. Michele Mignani e Simone Vergassola si sono raccontati nel corso della puntata di ‘A tutto campo’, condotta da Jessica Ramos. Un rapporto di amicizia solido e sincero, nato da calciatori a Siena e proseguito anche dopo, quando Mignani intrapresa la carriera da allenatore scelse come suo vice proprio Vergassola.
“Vi racconto un episodio curioso – svela Mignani -, uno strano scherzo del destino. Il Siena voleva acquistare Simone, ai tempi giocatore del Torino. E nella trattativa la società granata per cederlo pretese uno scambio proprio con me. Io però in quel momento non me la sentii di lasciare Siena, ero il capitano e mi trovavo bene in quel posto. La trattativa saltò, ma successivamente il club toscano riuscì comunque ad acquistare Vergassola. Da lì è partita la nostra amicizia”. “In realtà all’inizio non mi poteva vedere – scherza Vergassola – perché in quel Siena era un calciatore importante e mi aveva visto come una minaccia alla sua permanenza. In realtà poi mi ha accolto bene, ci abbiamo riso su e siamo diventati con il tempo grandi amici”.
Un rapporto simbiotico, tanto forte da unirli anche nella loro carriera da allenatori. “Quando inizi un certo tipo di percorso – confida Mignani – hai bisogno di circondarti di persone di fiducia, gente con cui ti puoi confidare e confrontare”. “Poi Michele sa che non lo tradirei mai”, ribatte Vergassola. “C’è rispetto reciproco, ma può anche capitare di essere in disaccordo su alcune cose – riprende Mignani -. In qual caso uno di noi esce dalla stanza per due-tre minuti e tutto torna alla normalità”.
Anni e anni fianco a fianco, tra pregi e difetti. “Ma fuori dal campo siamo due tranquilloni”, dicono in coro. “Mister Mignani ha un carattere fantastico, io sono più antipatico – spiega Vergassola -. Lui ha la capacità di non innervosirsi mai, io sono decisamente più impulsivo. In campo, da calciatori, era però un disonesto. Voleva tutto a suo favore: vantaggi, falli, punizioni. Nelle partitelle era un delirio”. “Mi divertivo a stuzzicarlo – replica il tecnico biancorosso – perché era troppo corretto. A me invece in partita non esisteva fair play, facevo di tutto per arrivare all’obiettivo”. Quell’obiettivo che adesso inseguono insieme sulla panchina del Bari. Uno allenatore, l’altro vice. Michele e Simone. I due liguri.







