Una tazza venduta da tre anni, che – postata in occasione della Festa della mamma – scatena una valanga di commenti sui social. Con decine di critiche (addirittura insulti e qualche minaccia) alle artigiane baresi fondatrici del brand ‘Piattini d’avanguardia’, molto noto per la bottega in via De Giosa e particolarmente attivo sul fronte e-commerce. A finire nella valanga (letterale) di polemiche è la tazza con la frase “Un po’ la Franzoni la capisco”: non un oggetto nuovo – spiegano le titolari dei Piattini d’avanguardia – ma che attira atroci critiche ogni volta che la sua vendita viene rilanciata a mezzo social.
Gli ultimi post Instagram e Facebook, pubblicati appena qualche ora fa, hanno incassato terribile critiche. “Veramente oscena. Non si può assolutamente scherzare su una tragedia. Un bambino è morto e voi ci fate una tazza?”, è solo uno dei commenti più ‘morbidi’. “No. Vi ho seguito sempre con grande entusiasmo ma questa proprio no. Terribile”, fa eco un altro follower. Qualcuno prova a difendere il negozio. “A me sembra black humour, non esattamente di buon gusto, forse potevate usare un altro esempio come Medea”, suggerisce un cliente. Tra i commenti ‘schifati’, anche quello della nota giornalista Francesca Barra.
La risposta di Piattini d’Avanguardia non si lascia attendere. “Qui nessuno sta scherzando su una tragedia, tantomeno sta facendo ironia – si legge nel post dei Piattini – Si tratta di una riflessione: accettare un atteggiamento, non un’azione”. Contattate da Telebari, le titolari dei ‘Piattini d’avanguardia’ ci tengono a ribadire che “non si tratta di un prodotto nuovo, ma in commercio già da tre anni e tra i più venduti – spiegano – La nostra visione può essere condivisibile o meno, ma non possiamo farci condizionare dai social”.







