A Bari c’è chi combatte per salvare le insegne storiche, come Luca Pagliara che le fotografa per consegnarle alla memoria collettiva. Ci sono però anche molti locali che si rifanno il look, a partire dal nome. E sceglierne uno è sempre problematico, soprattutto se a metterci lo zampino è la lingua straniera che ultimamente conquista le strade dello shopping in centro e in periferia.
Alcuni commercianti scelgono di raccogliere la vecchia eredità e mantenere il nome del negozio precedente, un po’ per continuare a essere riconosciuti dalla clientela, un po’ per lasciare un punto di riferimento, o semplicemente perché piace. E’ il caso della ‘Boulangerie Patisserie’ storico panificio di via Jacini ora gestito dalla famiglia Spizzico, apprezzatissimo nella zona per i suoi vari manicaretti, dalla panificazione alla pasticceria. Anna, la moglie del panettiere e titolare Carlo, ci dice “qui c’è sempre stata la Boulangerie, panificio in francese, e quando abbiamo preso noi la gestione ci è piaciuto, dal nome al logo, e quindi abbiamo pensato di tenerlo così”.
Stessa scelta per la vicina caffetteria ‘Allò Paris 2’, che raccoglie l’eredità di un vecchio punto vendita presente in viale della Repubblica ‘Allò Paris’, dove attualmente c’è un bar-pizzeria, e il cui nome fu a sua volta ereditato dal precedente proprietario. “Poiché esisteva già un primo bar con questo nome ho pensato di chiamare il locale Allò Paris 2”, spiega la titolare Chiara Antonacci.
C’è chi invece quel nome se lo ritrova non per eredità, ma per errore. “Quella scritta non ha un significato perché quando fu fatta fu sbagliata la denominazione. In realtà doveva essere ‘La dea di Parigi’, ma ormai era stato già tutto iscritto alla Camera di commercio e quindi ‘La dee Paris’ fu”: Vito Antonacci, titolare della lavanderia in via Fanelli, racconta la sua bizzarra avventura. Non poteva mancare un po’ di inglese tra le scritte posizionate sulle entrate dei negozi, lingua scelta da Francesco di ‘Silver Street’ in via Prospero Petroni. “Noi siamo da tanti anni qui, il nome è nato per caso perché abbiamo una grande fornitura di bigiotteria d’argento, quindi Silver Street”, racconta il titolare. Giovanni ed Emanuela di Dustin House di via Fanelli, invece, hanno scelto il nome del negozio “perché Dustin è il primo cane terranova del titolare. La struttura infatti nasce come allevamento di terranova e la sede centrale è proprio una pensione per cani, noi siamo la tolettatura”.
Il nome di un negozio può essere dovuto davvero a tante motivazioni: per casualità, come dedica al proprio cucciolo, o ancora per mettere in chiaro sin da subito, con una breve frase accattivante e originale, lo scopo dello stesso. E’ il caso appunto di Giovanni Verini Supplizi di ‘Wanted Record’ in via Bottalico. “Vendo dischi ‘ricercati’ e l’intenzione da quando ho aperto 22 anni fa era quella di proporre appunto oltre al disco ‘generico’ che si può trovare ovunque, anche dischi particolari, quindi da collezione o importazione”, spiega.
Può sembrare ancora più strano leggere nell’insegna una doppia dicitura in lingua straniera e in italiano, come succede per ‘Cotto In Forno! Tipical food and bakery’. Paola Dipinto, la proprietaria del locale in via Guido Dorso, ci spiega che è stato fatto per accattivare la clientela “passando e leggendo Cotto in forno! Tipical food si può pensare a una marea di cose e magari ci si chiede ‘ma che fa questo locale’? Anche se sì, alla fine siamo semplicemente un panificio”.
Non solo francese o inglese, Francesca Pontrelli ha scelto per il suo centro estetico in via Palmieri il latino, chiamando il locale Aurum, oro, perché “mi piaceva, rappresentava bene quello che facciamo”. E infine c’è anche chi quell’inglesismo non lo ama più, come Sandro Terracina di ‘Spy Gaming, You can’t hide’, rivendita di prodotti per l’investigazione in via Guido Dorso, che a breve cambierà insegna e logo. “Scelsi Spy gaming perché ricordava il mondo dell’investigazione, quindi dai gadget ai prodotti per l’investigazione professionale. E aggiunsi You can’t hide perché vuol dire ‘non ti puoi nascondere’, ma ora mi rendo conto che l’insegna in realtà richiama troppo al gioco rispetto a quello che attualmente faccio, mettendo in risalto di più la parte del game invece che quella dello spying, per questo stiamo cambiando tutta l’immagine in generale”.








