Antonio Fanelli, 90 anni il prossimo 4 marzo e la tempra di un adolescente. Mani rugose e abili che spingono sotto l’ago di una vecchia Necchi il tessuto di un cappuccio. Ago e filo in bocca mentre parliamo e appunta spilli su una giacca su un manichino.
Antonio è figlio d’arte: fa parte della quinta generazione della famiglia di sarti artigiani Fanelli, che dal 1800 realizza a Bari, in via De Rossi 48, abiti su misura per “la migliore clientela della Puglia e del resto d’Italia”, come ci dice il sarto. Sciorina nomi uno dopo l’altro: personaggi illustri, onorevoli, il senatore Sisto e il sindaco Decaro “che da me vuole essere chiamato Antonio”, dice prendendo una rubrica telefonica in pelle marrone e mostrandoci, alla lettera “D”, il nome del nostro primo cittadino. Nella sua piccola bottega, Antonio porta avanti l’attività di una stirpe di sarti. Con lui c’era anche il fratello Gioacchino, deceduto 7 anni fa. “Mio fratello era molto più bravo di me”, ammette. Il che è tutto dire: “Antonio è il migliore”, afferma un cliente soddisfatto dopo aver ritirato un paio di pantaloni. Il fratello di Antonio è stato presidente dell’Accademia della sartoria in Puglia. Una coppia di artigiani che si è fatta strada, guadagnandosi numerosi riconoscimenti. “Siamo andati a Sanremo per 30 anni alle sfilate di moda”, dichiara.
Un mestiere in via di estinzione, come capita a tutti quei lavori manuali. La “lentezza” dell’idea e della sua creazione sembra essere stata fagocitata dalla frenesia della generazione Y, che non ha il tempo per fermarsi a provare e riprovare un abito prima del confezionamento finale. Inoltre, il tiro alla corda tra aumento dei costi e caccia al risparmio fa partire un circolo vizioso che parte dall’acquisto online, rapido e indolore, e porta al ridimensionamento o alla sparizione di molte botteghe artigiane: solo a Bari le vecchie generazioni ricordano con nostalgia le boutiques Betta, Pallante, Nasti, Cam.
“Manca la manodopera da parte dei giovani che non vogliono imparare questo mestiere, i miei collaboratori hanno infatti 86 e 82 anni. Nessun altro viene, tutti chiedono ‘Quanto mi devi dare?’ e troppi sacrifici – dichiara Antonio – Vorrei che se ne parlasse, che si chiedesse ai ragazzi di fare formazione”. Eppure, nella ‘Sartoria Fanelli’ c’è un viavai di gente che si affida alle mani di Antonio per pantaloni, vestaglie, camicie, giacche. Una clientela che fa sopravvivere ancora la sua ‘Sartoria Fanelli’. Dopo di lui, si chiuderà definitivamente la sua saracinesca. “Devo ringraziare prima di tutto mia moglie Maria, ex commessa, che è stata una donna eccezionale e mi ha sempre aiutato e sostenuto – afferma il sarto – E devo ringraziare tutti i miei clienti, piccoli e grandi, per il gran lavoro che non mi fanno mai mancare mai. Con ognuno di loro sono amico”.








