“Come si suol dire ‘Habent sua fata libelli’ (I libri hanno il loro destino)” è il commento del professor Giuseppe Russo, docente di Lettere e discipline umanistiche, che ha immortalato lo scempio di volumi accatastati tra i rifiuti in via Napoli, a Bari. Lo scatto ritrae una vera e propria biblioteca a cielo aperto, tra cui sono presenti testi di autori del calibro di Bretone, Conforti, Quadrato, Rescigno e tanti altri accanto a un vecchio telefono fisso, un portatessere e buste di supermercato.
“Vedere libri gettati tra i rifiuti rattrista sempre. Se poi si tratta di enciclopedie, dizionari, manuali o comunque opere concepite per durare nel tempo, ci si trova davanti a scempi veri e propri – afferma il professor Russo – D’altra parte, occorre spesso fare spazio in casa, e in questi casi proprio le opere di consultazione rischiano di essere sacrificate per prime, nel convincimento, non sempre fondato, che possa sostituirle internet. A volte, poi, i libri sono un ingombro per chi ne possiede molti ma deve traslocare o svuotare la propria casa per venderla o affittarla ad altri, o per chi eredita la casa di un bibliofilo ma non nutre per i libri una particolare passione”.
Non si sa chi abbia deciso di disfarsi di quei libri: qualcuno di certo con buon gusto per la lettura, ma con poco senso civico e amore per la cultura.
D’altra parte, purtroppo, non è raro vedere testi sul ciglio della strada a Bari. “Eppure, se proprio non si può fare a meno di disfarsi dei libri, esistono varie opzioni: si può tentare di rivenderli, per esempio tramite appositi siti di vendita online, o li si può donare alle biblioteche, alle parrocchie, alle carceri, alle associazioni culturali e così via” è l’ottimo suggerimento del professor Russo per evitare che avvengano tali ‘omicidi culturali’. Nel 2019, per esempio, era partita una catena social per salvare dei volumi abbandonati in via Giulio Petroni, riuscendo a creare una piccola libreria clandestina. “I libri non si buttano via mai”, conclude Russo.








