Una mega multa per aver superato le ore di straordinario e non aver seguito le regole riguardo i riposi. Ha fatto scalpore la sanzione comminata a tre primari del Policlinico di Bari per aver, durante il picco della pandemia, essere andati oltre gli orari di lavoro e gli straordinari, poi sospesa e, notizia delle ultime ore, annullata grazie anche all’intervento diretto del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella che ha interessato la ministra del Lavoro Calderone e infine convinto l’Ispettorato del Lavoro a rivedere il provvedimento.
L’annullamento della sanzione è arrivato al termine degli approfondimenti dell’Ispettorato territoriale del lavoro a seguito delle segnalazioni di un’associazione sindacale autonoma. Così è stato disposto l’annullamento dei verbali di accertamento nell’esercizio del proprio potere di autotutela. A far propendere per la cancellazione della multa la condizione di “eccezionalità del periodo in cui venivano accertate le violazioni del diritto al riposo, – spiega una nota del Ministero del Lavoro – dovuta allo stato emergenziale della Pandemia da Covid 19, in base all’articolo 4 della legge n. 689/1981 è stata esclusa la responsabilità della violazione amministrativa accertata in quanto verificatasi in uno “stato di necessità” del Paese”.
Perché, secondo quanto sostenuto dai medici coinvolti, non c’è stato abuso degli straordinari ma tutte le ore in più svolte in ospedale erano dovute all’emergenza in atto e alle lunghe procedure di vestizioni e svestizione. Una sanzione che, al di là dell’atto formale, ha lasciato di stucco i medici: “Noi abbiamo buttato il cuore oltre l’ostacolo in quel periodo. – ha spiegato a Telebari Vito Procacci, primario del Pronto Soccorso del Policlinico di Bari, uno dei tre medici che si sono visti recapitare la sanzione – Abbiamo fatto appello a tutte le nostre forze, anche fisiche, per garantire l’articolo 42 della Costituzione e il giuramento di Ippocrate. Nel nostro Pronto Soccorso, che è uno dei più grandi e avanzati d’Italia, abbiamo salvato la vita a 8600 pazienti, di cui 1600 attaccati a un ventilatore. Abbiamo fatto dei turni massacranti. Ma è stata una scelta di tutti i dirigenti medici, i quali in questi giorni si sono tutti stretti attorno a me in una unità di intenti”.
Alla luce di quanto accaduto, se i medici non avessero lavorato con così tanta abnegazione “sarebbe stata una strage. – afferma Procacci – Perché quello che mi viene contestato è il prolungarsi del lavoro notturno, che era chiaramente dovuto alla necessità visitare i pazienti la mattina alle 8, per cui erano quindi necessarie 2-3 ore per il giro di visita e per scambiare le consegne, altrimenti i pazienti sarebbero stati in balia di se stessi e sarebbero morti. Si trattava infatti di pazienti gravissimi. E poi l’ulteriore ritardo nella timbratura era dovuta anche la spogliazione dai dispositivi Dpi che portava via almeno un’ora”.
Ecco allora l’appello al presidente della Repubblica per far valere le proprie posizioni e la buona fede: Ho fatto appello alla sensibilità del Capo dello Stato, che è un padre per la nostra Repubblica, chiedendogli che si accendano i riflettori sulle condizioni drammatiche della medicina di emergenza sul territorio italiano. Il nostro è un grosso centro e anche essendo in deficit di personale riusciamo a garantire gli standard di sicurezza. Ma la maggior parte dei pronto soccorso italiani versa in situazioni drammatiche, con carichi di lavoro insostenibili per i medici che vede sminuita e offesa la propria professionalità”.
Una disavventura che però non ha pregiudicato lo spirito di Procacci e dei suoi colleghi: “Rifarei tutto quello che ho fatto – ha concluso il primario del Pronto soccorso barese – ne sono orgoglioso. E anche se dovessi tornare indietro un milione di volte sceglierei sempre la medicina di emergenza-urgenza, perché è il più sacro baluardo del diritto alla salute dell’uomo e dei cittadini”.







