Svariati terreni, un capannone industriale in corso di costruzione, quattro appartamenti con relative pertinenze, crediti, disponibilità finanziarie e altri beni per un valore complessivo di oltre 14,5 milioni di euro. Questa mattina i finanzieri di Bari stanno dando esecuzione – nelle province di Bari, Foggia, Treviso e Padova – a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Trani nei confronti di due società di Molfetta. In totale gli indagati sono cinque, tra cui l’amministratore di fatto e quello di diritto – di fatto, secondo le Fiamme Gialle, un prestanome – delle due aziende: una attiva nel settore della compravendita di immobili e dell’assunzione di partecipazioni, l’altra nel campo della progettazione, realizzazione e commercializzazione di impianti per la produzione di energia. I reati contestati, a vario titolo, sono di bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta al pagamento di imposte, ricettazione, riciclaggio, inosservanze da parte del fallito.
“Gli immobili e i crediti oggi sequestrati – sostiene la Finanza – costituivano asset aziendali oggetto di un’operazione societaria avvenuta tra le due società”. La prima, dichiarata fallita ad aprile 2020, aveva debiti per quasi 20 milioni nei confronti di un’impresa controllata, a sua volta dichiarata fallita nel 2011. Nonostante un processo civile promosso dalla curatela fallimentare della controllata per ottenere il pagamento del debito, nel 2017 la società controllante approvò un’operazione societaria (“scissione parziale proporzionale”) per trasferire a una società in fase di costituzione, ma mai diventata operativa, beni per complessivi 7 milioni: un terreno e un capannone industriale a Molfetta (4,5 milioni), tre appartamenti nel comune foggiano di Candela (un milione), crediti verso terzi per 1,7 milioni.
Un ruolo importante in questa operazione l’avrebbe svolto una stretta collaboratrice dell’amministratore di fatto della controllante. L’operazione avrebbe consentito alla società controllante di sottrarsi al pagamento delle imposte sui redditi e sul valore aggiunto, con riferimento agli anni d’imposta dal 2004, per circa 5,4 milioni di euro. “L’odierno provvedimento si inquadra nell’ambito di più complesse indagini di polizia giudiziaria aventi ad oggetto la gestione di molteplici società – spiegano ancora dalla Finanza – riconducibili a uno stesso ‘centro di interessi’ familiari, attive nel settore florovivaistico e di produzione di energia”.
La complessiva ricostruzione dei rapporti intercorsi fra le varie imprese coinvolte avrebbe consentito di accertare anche “la corresponsione di circa 30mila euro al ‘prestanome’ utilizzato per perfezionare l’operazione – è sostenuto dall’accusa -. In particolare, tale somma, derivante da ulteriori condotte appropriative a danno di altre società riconducibili al medesimo contesto familiare, dopo plurime movimentazioni bancarie sarebbe stata versata alla ‘testa di legno’ giustificando il ‘passaggio di denaro’ con contratti di finanziamento ritenuti simulati”.







