Non vi nascondo che nello scrivere queste righe, sto provando un’emozione particolare. Sí, perché il protagonista di questo articolo, Gigi De Rosa, è mio padre, il mio idolo. De Rosa che intervista De Rosa, quindi. Iniziamo. Luigi De Rosa, per tutti ‘Gigi’, barese verace, oggi è il responsabile del settore giovanile del Rende, di cui è allenatore degli Allievi Under 17. Bari e Cosenza, che si incroceranno in campo sabato 22, sono state le tappe importanti della sua carriera calcistica: “Queste due città e squadre significano tantissimo per me. – racconta De Rosa senior al De Rosa junior di Telebari – Sono barese e indossare la maglia biancorossa era il sogno della mia vita. Le mie radici sono a Bari, la mia famiglia é lì. Cosenza, invece, ha rappresentato il centro principale della mia carriera; con i rossoblù il legame è forte”.
Cresciuto nel Bari, centrocampista d’attacco e soprannominato “Maradona” per la sua tecnica ‘sudamericana’, è stato prima il capitano della forte ‘Primavera’ che strapazzò il Milan in finale e vinse la Coppa Italia, e poi, lanciato in prima squadra da Catuzzi, fu uno degli alfieri dello spettacolare ‘Bari dei baresi’ che, col suo gioco a zona totale, mancò la serie A per soli due punti nella stagione 1981-1982: “Che stagione fantastica quella con Catuzzi, – continua De Rosa – forse irripetibile. In campo, parlavamo il dialetto. Ho stampato nella mente lo Stadio della Vittoria sempre stracolmo, con la gente che applaudiva anche dopo una sconfitta. Un vero peccato quella promozione mancata per un soffio. Un mio gol che ricordo con grande piacere è quello realizzato a Rimini, davanti a seimila baresi impazziti di gioia. E come dimenticare la semifinale di Coppa Italia, dopo aver battuto ed eliminato la Juventus dei campioni”.
Nella sua lunga carriera, ha giocato anche nel Cosenza, di cui ne è stato allenatore, diventandone una vera e propria bandiera: 9 stagioni da calciatore e 4 da allenatore dei calabresi, entrando di diritto nella hall of fame, come terzo calciatore con più presenze della storia calcistica cosentina (277 presenze ufficiali in rossoblù). Il club cosentino gli ha dedicato una gigantografia, nel tunnel che porta al terreno di gioco dello Stadio “San Vito-Marulla”, ed é stato inserito nell’undici migliore della storia del Cosenza.
Ha più volte incrociato il Bari da avversario e sono curiosi i suoi ricordi da calciatore: “Ricordo Bari-Cosenza 0-3 del 1989, – continua papà De Rosa -, quando vincemmo contro il Bari che aspettava solo la matematica per festeggiare la promozione in A, in uno stadio pieno e in festa già dal pre-partita; il Bari, all’andata, vinse contro di noi il 31 dicembre, facendoci chiudere l’anno con una sconfitta, e noi ci riscattammo al ritorno. A fine campionato arrivammo quarti e non andammo in A solo per la classifica avulsa, novità di quella stagione, mentre il Bari meritò la promozione e io, da barese e tifoso, non potevo che esserne contento”.
Come allenatore dei calabresi nella stagione 2001-2002 i biancorossi gli hanno portato fortuna: “Ero al mio primo campionato da allenatore. – dice De Rosa – eravamo partiti benissimo e a fine stagione ottenni la salvezza insieme a Sampdoria, Genoa, Cagliari. Nell’ultima gara di campionato il mio Cosenza vinse ad Empoli ma il risultato che ci evitò lo spareggio-playout fu proprio la vittoria del Bari contro la Ternana. Il mio Bari mi portò bene e in quella difficile salvezza che ho conquistato col Cosenza, c’è anche un po’ di quel biancorosso che ho nel cuore”.
E Il Bari di oggi, per lui che ha scoperto il talentuoso Achik: “Mi aspettavo dai biancorossi un cammino più deciso – dice L. De Rosa-. Ha perso terreno ma può recuperare, perché in serie B, spesso, bastano due vittorie di fila per cambiare la classifica. Di certo, i tanti infortuni nella rosa hanno avuto un peso. Bisognerà correggere qualcosa a gennaio. Bisogna avere coraggio e puntare anche sui giovani. Quando le cose non vanno bene, è normale che l’umore della tifoseria sia basso, specialmente in una grande piazza come Bari che merita di stare in serie A. Ma state vicini alla squadra e trascinatela”.
Gli chiedo il pronostico sulla partita: “Può succedere di tutto – dice -. Bari e Cosenza non stanno attraversando un buon momento; il Cosenza è una squadra incisiva, costruita bene, ma ultimamente ha perso un po’ di smalto. Il Bari avrà il vantaggio di giocare in casa e di potersi riscattare davanti al proprio pubblico. Sarà una bella sfida, speciale per me, tra due squadre che ho nel cuore, e in questi casi mi auguro che vinca chi avrà meritato di vincere”.
Gli domando: “Alleneresti il Bari? “Di corsa”, risponde. Dopo tante domande e tanta emozione per entrambi, alla fine gli chiedo: “Papá, ricordi Telebari quando giocavi nel Bari?”. “Assolutamente sì. Telebari la ricordo benissimo, sin da giovanissimo. Quando giocavo nel Bari, nei primissimi anni ’80, era già una emittente di primo livello e molto vicina a noi della squadra. Ho bei ricordi. Un caro saluto a tutti voi e buone feste”.
Bari e Cosenza, dunque, sarà una gara particolare per lui; ma, allo stesso tempo, anche per me.







