Questa è la storia di Laura, un nome di fantasia ma la cui avventura è reale, fin troppo. È quello che ci racconta una ragazza che frequenta per qualche mese un ragazzo ma poi capisce che la cosa non può andare avanti e decide di chiuderla lì. O almeno ci prova, perché dall’altra parte il ragazzo, un 34enne di Sannicandro di Bari, non si rassegna alla fine di una relazione durata solo tre mesi. Un altro episodio di stalking, che raccontato sulle pagine di un quotidiano è l’ennesimo episodio di cronaca, che indigna e scandalizza, ma che vissuto dall’interno è qualcosa che non si augura nemmeno al peggior nemico. “Voglio raccontare la mia storia non solo perché in questo periodo stanno aumentando i casi di femminicidi e di violenze di genere. Ma anche perché voglio condividere qualcosa che è fuori dal comune ma in realtà sono storie quotidiane per tante donne come me”.
“La storia inizia due anni fa, così come iniziano tante frequentazioni quando gli amici ti presentano un loro amico. – inizia a raccontare Laura – Lui ti piace, tu gli piaci e si esce per prendere un caffè per conoscersi. Poi scatta quell’attrazione e la voglia di stare insieme, magari anche senza impegno, così come accade in mille altre situazioni”. C’è subito un “ma” in questa storia, perché “dopo appena tre mesi di frequentazione lui inizia ad essere sempre più invadente, con un rapporto che era diventato quasi di dipendenza. Così durante le ferie natalizie gli ho detto che volevo stare un po’ per i fatti miei fuori Bari e tornata in città sicuramente ci sarebbe stato un rapporto diverso”.
Un allontanamento che è stato l’inizio della tribolazione. Quello che è accaduto nei mesi successivi, ha spiegato Laura con non poco nervosismo, sembra opera di un film. Appostamenti sotto casa e non solo, fino a intrufolarsi nelle videocall senza accendere cam e microfono. E poi la costante presenza in ogni luogo di ritrovo di Laura e dei suoi amici dell’auto del protagonista in negativo, una Lancia Ypsilon, di questa storia. “Tutto è cominciato una sera come le altre nel nostro locale preferito. – racconta Laura che ha la fortuna di avere amici che in realtà sono una seconda famiglia – Alla fine della serata i miei amici mi hanno riaccompagnato a casa ma ci siamo accorti che lui ci ha seguiti. In quell’occasione preso da un momento di ira, prima nel locale, mi ha anche spento la sigaretta sulla mano”. Un episodio che è stato il primo vero campanello d’allarme per Laura seguito da un altro, più grave: “Eravamo tutti insieme a casa sua e lui ci aveva detto di avere un tumore allo stomaco. Preoccupata mi ero resa disponibile a dargli supporto nel caso in cui avesse avuto bisogno”, spiega Laura. Ma quello che è inquietante è quanto accaduto nei giorni successivi. “Tutti ci siamo mossi per aiutarlo ma tante cose ci hanno insospettito: biopsie annullate, poi fatte da solo, racconti contrastanti, fino a sapere, dopo diverso tempo, che una cartella clinica che ci aveva mostrato era stata presa da internet e modificata con i propri dati”.
E nelle settimane successive, continua il racconto di Laura, non sono mancate le citofonate in piena notte, fiori sul lavoro e gli appostamenti sotto casa e non solo: “Ormai non ne potevo più. Ogni minimo rumore in casa mi faceva sobbalzare. Ero in ansia perenne, non so quante crisi di pianto ho passato, e poi la paura che potesse accadere qualcosa a me o ai miei amici”. Perché qualcosa è ovviamente accaduto, come si può immaginare. Ma quello che non si può immaginare è il dove. “Eravamo in Abruzzo per festeggiare il compleanno di uno dei miei amici (uno di quelli che in tutto questo tempo l’hanno scortata giorno per giorno per proteggerla, ndr). All’uscita dal locale abbiamo trovato tutte e quattro le ruote dell’auto forate. Lo so, questo non posso dimostrarlo che sia opera sua. Ma chi altri se non lui? Anche perché in un’altra occasione avevamo installato una telecamera nella macchina e una sera l’ha ripreso mentre armeggiava sotto l’auto. Avevamo segnalato la cosa ai carabinieri i quali ci avevano risposto che con tutta probabilità stava installando un localizzatore GPS”. Ma una volta la prova c’è stata perché quando un giorno uno degli amici di Laura ha trovato tre ruote forate, continua nel racconto la ragazza, una telecamera di un panificio aveva ripreso la scena. Un errore che è costata al ragazzo la denuncia e la condanna ad una sanzione pecuniaria.
“Sono stati mesi terribili. – confessa Laura – Avere costantemente paura di camminare per strada, essere costretta a cambiare abitudini, luoghi di incontro con gli amici, venir meno la mia indipendenza anche solo per una passeggiata da sola”. Cinque mesi di un incubo inimmaginabile, passati per un “ammonimento” del questore e fino alla denuncia per stalking, conclusa solo pochi giorni fa con una condanna da parte del tribunale di Bari a un anno e otto mesi di reclusione, anche a causa di recidiva. Perché lo stesso ragazzo nel 2014 era stato condannato a due anni e sette mesi per aver accoltellato una prostituta cinese in Lombardia, come racconta ancora Laura spiegando che “tutto questo lo abbiamo saputo dopo”.
Per fortuna Laura ha amici che sono una vera e propria famiglia: “Con loro mi sono sentita protetta e supportata, a differenza di altre persone che hanno persino dato la colpa a me per i suoi atteggiamenti. Ma la mia ‘seconda famiglia’ è stata una rete molto importante e avrebbe fatto la differenza non averla. Certo, ora va meglio ma ogni tanto il pensiero torna e tornano le paure. Dobbiamo capire però che non possiamo passare sopra le piccole violenze, passare oltre e pensare che è stato ‘solo un momento’. È invece importante fare caso proprio a quelle e prendere coscienza delle situazioni”.
“Oggi – conclude Laura – cerco di riprendermi la mia vita che per mesi è stata immobilizzata per colpa di qualcun altro. Ma non trovo giusto privarmi di qualcosa di bello e della mia vita. Sarebbe dargliela vinta su me stessa”.







