“La Befana vien di notte” è il primo verso della famosa filastrocca, dedicata alla donna con la scopa più famosa d’Italia e portatrice di calze colme di dolci e, talvolta, carbone. Ma a Bari, tanto tempo fa, si temeva davvero la Befana di notte. Secondo un’antica leggenda, durante la dominazione saracena tra l’847 e l’871, Bari è stata protagonista di una storia legata a una figura inquietante della tradizione popolare barese dell’epoca: la Morte Befanì. Strada Quercia numero 10 (civico di Bari vecchia) pare sia stata teatro di uno scontro tra l’emiro Muffaraj ibn Sallam, guerriero turco che nell’853 prese il controllo della città (e non ben visto dai baresi, cui voleva imporre anche il suo credo religioso) e la malvagia Befanì, uno scheletro con tunica nera e falce, che la notte tra il 5 e il 6 gennaio appariva nel borgo antico e segnava con una croce le case di quelli che sarebbero morti entro l’anno, decapitando con un colpo di falce tutti quelli che incontrava. In quella notte, quindi, i baresi, terrorizzati, si chiudevano in casa. Nel frattempo un’altra befana, quella buona, distribuiva dolci ai bambini.
La storia dice che il guerriero e comandante turco Muffaraj, chiamando i baresi ‘fifoni’ e per dimostrare loro la sua forza, armato di corazza, decise di girovagare nella notte tra le vie del borgo antico per sfidare la malvagia befana: l’incontro portò il guerriero alla morte, con la sua testa decapitata che rotolò sulle chianche di Bari vecchia e si conficcò nell’architrave di una casa, in Strada Quercia numero 10. Si dice che lo spirito dell’emiro abbia poi continuato a vagare in zona, così da costringere i baresi ad abbattere l’edifico dove avvenne il tragico scontro e a costruirne uno nuovo, sperando di cacciare per sempre lo spirito dell’odiato turco. A distanza di anni, una donna, incredula, vide un ragazzo che riconobbe proprio nel comandante turco. Ora la “testa del turco”, chiamato dai baresi “la cape du turche”, è rappresentata da una piccola scultura situata in Strada Quercia, nelle vicinanze della Basilica di San Nicola, che, ancora oggi, ricorda la storia di questa tragica e curiosa leggenda popolare barese. E così, nacque il detto popolare “il turco che per non perdere la faccia, ci rimise la testa”.








