Negli anni ’80 la grande alternanza tra socialisti e democristiani, poi arrivò l’elezione diretta da parte dei cittadini che scelsero Simeone Di Cagno Abbrescia come sindaco di Bari. L’elezione di Michele Emiliano diede poi il via ai vent’anni di centrosinistra a Bari che hanno trasformato la città non solo dal punto di vista urbanistico ma anche e soprattutto politico. Due volte Michele Emiliano e due volte Antonio Decaro, eletti e rieletti, forti di coalizioni costruite per vincere e di una cittadinanza che ha creduto in loro all’esordio e confermato per un secondo mandato.
Oggi la storia si ripete ma con le dovute differenze. C’è innanzitutto un’eredità, per l’appunto ventennale, che fa da garante di una continuità del centrosinistra, e invece il centrodestra, a Bari e in Puglia tutto da costruire. I nomi poi. Da un lato, quelli del centrosinistra, sono stati svelati ma da un punto di vista pubblico hanno ancora bisogno di attecchire sul territorio mentre a destra si è ancora in fase di selezione a causa di un vuoto lasciato dalla vecchia classe politica e mai rinnovato e ricostruito, con una parte della rappresentanza cittadina orfana di personaggi che hanno effettuato un percorso lineare all’opposizione.
Ci sono infine i dati. Interessante, ed esplicativo, quello delle affluenze registrate nelle ultime elezioni, passati dal 75% del 2004 al 64% del 2019. Undici punti percentuali che mostrano un allontanamento graduale dei cittadini dalla politica e dall’attivismo politico. Un’analisi che pesa a livello nazionale, certo, ma che potrebbe avere i suoi effetti anche sul locale, quando a giugno gli elettori saranno chiamati a scegliere il nuovo sindaco di Bari.






