Beni per un valore complessivo di circa 50 milioni di euro sono stati confiscati dai carabinieri a Giuseppe Manganelli, soprannominato ‘Pinuccio la Madonna’, già condannato in via definitiva alla pena di 12 anni di reclusione per aver promosso e diretto un’associazione per delinquere, finalizzata al traffico di ingenti quantitativi di droga, che per diverso tempo avrebbe gestito in modo monopolistico la piazza di spaccio di Molfetta e zone limitrofe.
“Il valore del patrimonio sottratto alla disponibilità dell’interessato e della sua famiglia è stimato in circa 50 milioni di euro – spiegano dal Comando provinciale di Bari – ed è composto in primis da 15 fabbricati: tra questi anche una villa vista mare, dove l’imprenditore domicilia. E ancora quattro terreni per un’estensione totale di circa 5.000 metri quadri, quattro società specializzate nella realizzazione e ristrutturazione di edifici, sei veicoli e una imbarcazione da diporto, nonché undici conti correnti e quote partecipative ad un fondo di investimento”.
“Il provvedimento di confisca eseguito oggi – aggiungono i carabinieri – accoglie quasi completamente la proposta della DDA della Procura della Repubblica di Bari, formulata sulla base degli accertamenti patrimoniali effettuati, che hanno ricostruito sia la carriera criminale di Manganelli sia gli introiti dell’intero nucleo familiare, fornendo un corposo quadro indiziario in ordine all’illecita provenienza della sua ricchezza, accumulata negli ultimi 20 anni, che costituirebbe il compendio del traffico di droga”.
LA DIFESA DI MANGANELLI
“Occorre puntualizzare che, dalla data del suo arresto risalente al lontanissimo ottobre 1996, Giuseppe Manganelli ha serbato un comportamento irreprensibile, sia durante li periodo di detenzione che all’esito dello stesso, dedicandosi instancabilmente ad una onesta e laboriosa attività lavorativa, senza più commettere alcun reato – precisa in una nota inviata a Telebari l’avvocato difensore Tommaso Poli, che annuncia di impugnare la decisione dei giudici – Ciò detto, affermare che la valutazione del patrimonio confiscato ammonti a 50 milioni di euro, e che comprenda numerosi immobili tra quali una (o più) villa al mare e natanti, non risponde al vero ed è a dir poco fantasiosa. Ed infatti, l’ammontare delle uscite della famiglia Manganelli dal 1996 al 2018 ammonterebbe ad appena € 1.061.051, dei quali € 598.244,15 sono rappresentati da spese per consumi familiari, ovvero solo € 26.000,00 annui! Mentre, l’acquisto di auto, immobili, imbarcazioni e investimenti societari, nello stesso arco di tempo, ammonta a soli € 324.781,00. La ‘villa al mare’, della quale si parla non esiste perché né Manganelli né nessuno dei suoi parenti o dei terzi interessati dalla misura di prevenzione patrimoniale possiede una villa al mare. Quella che, fantasiosamente, seguendo le improbabili dichiarazioni dei collaboratori di giustizia è stata indicata come ‘villa al mare’ è solo un immobile demaniale e, dunque, di proprietà dello Stato, oggetto di concessione in favore di una società ricondotta al Manganelli che ha sempre regolarmente versato il relativo canone. Si tratta, peraltro, di un immobile che non ha nessuna delle caratteristiche di una villa e meno che mai di una villa al mare. La “barca da diporto”, inoltre, altro non è che un piccolo motopesca acquistato con effetti cambiari”.






