Selfie dal contenuto inequivocabile: ragazze belle, giovanissime, che si scattavano fotografie nelle camere da letto dei bed & breakfast dove intrattenevano rapporti intimi con i clienti. Strutture recettive nel pieno centro, a Bari. Il tariffario, secondo quanto raccontato dalle giovani agli agenti della Squadra Mobile, era variabile: dai 100 fino ai 500 euro. Nell’indagine sul giro di prostituzione minorile, condotta dal pm Matteo Soave (conclusa con 10 misure cautelari), spuntano anche il nome di un avvocato salentino – sottoposto alla misura dell’obbligo di dimora nel comune di Lecce – e dell’imprenditore F.C., pure lui leccese, finito agli arresti domiciliari insieme con R. U., 42enne di Trani, anche lui imprenditore: per tutti l’ipotesi di reato contestata è quella di prostituzione minorile.
Dalle dichiarazioni di una delle presunte vittime, all’epoca dei fatti 17enne, gli incontri sarebbero avvenuti in alcuni noti alberghi del centro cittadino. “Ci organizzammo in gruppo sulla piattaforma Telegram – è riportato a verbale – questo gruppo era impostato in modo tale che ogni giorno si cancellavano tutte le chat. Con F.C. ci siamo visti tre volte e c’era sempre Veronica (nome di fantasia ndr) con me. La seconda volta ci siamo visti verso gli inizi di febbraio. In questa circostanza con F. c’era anche un altro uomo, un avvocato, e presero una suite con una vasca enorme. Penso che anche l’avvocato fosse salentino, abbiamo avuto rapporti sessuali e in quella circostanza ci pagarono di più, ci diedero 250 euro a testa (…) F. ci diceva che ci avrebbe fatto fare un sacco di soldi. In un’altra circostanza ci diede una carta oro e ci disse che non potevamo prelevare più di 20mila euro a settimana. Questa carta, che riportava il suo nome, la tenne un po’ la mia amica e poi la presi io. Provammo a prelevare ma con il pin che ci aveva dato non riuscimmo a fare il prelievo”.
La carta di credito in questione sarebbe stata poi trovata dalla madre della ragazza nella borsa della figlia. Quest’ultima le aveva detto di averla trovata per terra. La donna, poi, aveva notato che fra le amicizie su Instagram della giovane compariva proprio il nome di F.C.: a quel punto gli ha scritto via Messenger, chiedendo se conoscesse la figlia e anticipandogli che era in corso un’indagine della polizia. L’arrestato ha poi risposto di aver perso la carta di credito e di essere pronto a dimostrarlo avendo la denuncia. Stando a quanto riferito dalla giovane, l’imprenditore sarebbe stato consapevole del fatto che fossero minorenni: “questa cosa a lui piaceva tanto!”.
La ragazza fa riferimento anche agli incontri con R. U.: “Mi ha scritto per 6/7mesi ed io non gli rispondevo. Ultimamente, circa due mesi fa, ho risposto e mi sono vista per due volte davanti alla pineta di San Francesco, mi ha pagato la prima volta 500 euro, la seconda 400 euro. La prima volta mi accompagnò un mio amico, non era a conoscenza delle prestazioni sessuali a pagamento, gli raccontai che mi dovevo incontrare con un ragazzo che mi piaceva. La seconda volta fu proprio R. a venirmi a prendere e riaccompagnarmi. Lui era a conoscenza della mia minore età perché gliel’avevo detto io”. Altre protagoniste di questa storia raccontano di richieste diverse dei clienti, compreso l’avere contatti con più ragazze contemporaneamente.
(IMMAGINE REPERTORIO DA POLIZIA)






