“Mi ringrazio per avere portato a termine questo travaglio: quello di Elia durerà meno, ne sono certa”. Una dolce (e simpatica) dedica, quella che la studentessa Giorgia Spilotros ha voluto riportare in apertura della sua tesi di laurea. Il nome “Elia” non è quello di un genitore, nemmeno di un amico. Bensì, del figlio che porta in grembo da nove mesi e che tra soltanto pochi giorni vedrà la luce. Giorgia stamattina ha discusso la tesi davanti alla Commissione dell’Università di Bari, sostenuta da parenti e amici. Non era sola: c’era il piccolo Elia nella sua pancia che, prima che la mamma si accomodasse, si è fatto sentire tirando qualche calcio. Giorgia ha infatti cominciato il suo percorso per la laurea triennale in Scienze della comunicazione da sola e l’ha concluso in due.
Il nome del futuro nascituro è stato ispirato da Caprile, ex portiere del Bari. Un giorno il padre del bambino ha visto Caprile in tv e ha cominciato a ripetere ad alta voce il nome del giocatore, appunto Elia, e quel nome ha conquistato Giorgia. L’ultimo anno è stato fatto di alti e bassi, tra esami e visite per il bambino, ma Giorgia ha proseguito il suo percorso senza voltarsi indietro mai. Nella tesi in Pedogogia Sperimentale incentrata su “violenza ed educazione alla complessità nell’era dei media” con il professore Alberto Fornasari, la prima pagina non poteva che essere dedicata al piccolo Elia, che ha accompagnato la mamma in questo lungo viaggio e che, tra poche settimane, finalmente conoscerà.








