Un traffico internazionale di droga attivo da anni che partiva dalla Spagna e terminava nel nord Barese è stato scoperto dai carabinieri nel corso di indagini coordinate dalla Procura di Trani che hanno portato all’esecuzione di una ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 47 persone. Degli indagati, residenti a Trani, Bisceglie, Ruvo, Corato e Barletta, 31 sono finiti in carcere, otto agli arresti domiciliari mentre altri otto sono stati raggiunti da divieto di dimora nel comune di residenza. Per tutti le accuse contestate a vario titolo, sono cessione, offerta in vendita, distribuzione e commercializzazione di sostanze stupefacenti.
Secondo quanto accertato dalle indagini, durate tre anni e iniziate dopo che i carabinieri hanno intercettato nel maggio 2021 uno dei corrieri della droga, il gruppo si occupava di importare dalla Spagna cocaina, hashish e marijuana che arrivavano via mare: da qui il nome dell’inchiesta, Oltremare. I destinatari delle misure, disposte dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Trani, Ivan Barlafante, sono uomini e donne di varia età e ognuno aveva un compito: c’era chi si occupava dell’approvvigionamento e chi dello smercio al dettaglio. L’operazione è stata portata a termina da 250 carabinieri del comando provinciale di Barletta-Andria- Trani, coadiuvati in fase esecutiva dai comandi provinciali di Bari e Foggia e dai reparti specializzati dello squadrone eliportato carabinieri Cacciatori Puglia, del sesto nucleo elicotteri carabinieri di Bari e del nucleo cinofili di Modugno.
LA DROGA CHIAMATA ‘CAFFE’ O PANINO’
“Mi porti un panino?”. Oppure: “Mi servono assolutamente tre caffè”. Così, parlava di droga chi è finito nell’inchiesta Oltremare. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, partite dopo il sequestro di un ingente quantitativo di marijuana proveniente dalla Spagna, gli indagati avrebbero messo in piedi “una autentica filiera di vendita di sostanze stupefacenti” che venivano importate dall’estero e che approdavano via mare sulle coste pugliesi. La droga era poi smerciata “all’ingrosso e al dettaglio nell’hinterland della provincia Barletta-Andria-Trani” dove risiede “un vasto numero di acquirenti che si rivolgeva agli indagati per ottenere in compravendita marijuana, hascisc e soprattutto cocaina”, spiegano i carabinieri. Ognuno degli indagati aveva un compito preciso: c’era chi era addetto all’approvvigionamento di droga all’ingrosso e chi riforniva al dettaglio, le piazze di spaccio dei comuni. Nell’ambito degli accertamenti investigativi sono stati sequestrati diversi chili di cocaina, hascisc e marijuana, quasi 42mila euro in contanti considerati proventi dell’attività di spaccio, schede telefoniche e telefoni cellulari, 11 persone sono state arrestate e altre cinque denunciate mentre sono poco meno di una trentina segnalazioni per illeciti amministrativi.
INDAGATI IN AGENZIA SPEDIZIONI
Ufficialmente era stato spedito un libro sui grandi classici, nei fatti nel pacco c’era della droga. Un plico indirizzato a una persona poco identificabile e finito, per errore in altre mani. Così, è iniziata l’inchiesta dei carabinieri. “Un luogo di interesse investigativo è stata la sede di una agenzia di spedizioni in cui alcuni degli indagati lavoravano”, ha spiegato il sostituto procuratore di Trani Francesco Chiechi, che ha coordinato le indagini col collega Francesco Tosto, nel corso della conferenza stampa che si è svolta in Procura. “Lì – ha continuato – i pacchi provenienti dalla Spagna e spesso indirizzati a persone inesistenti o non identificabili, venivano smistati e posizionati sul rullo trasportatore. Poi, erano annusati e controllati, messi su un furgone e consegnati a chi di dovere”. Non è andata così per il plico finito nelle mani sbagliate che ha dato il via alle indagini. “La droga, compresa anche la chetamina, veniva portata a casa degli indagati tramite bici elettriche oppure alcuni tipi di sostanza stupefacente veniva coltivata da alcuni degli indagati per avere un approvvigionamento diretto”, ha proseguito Chiechi. Il gruppo si sarebbe anche occupato della “rivendita di ordigni rudimentali”, hanno evidenziato gli investigatori. “L’attività di spaccio è un fenomeno sottovalutato e si sbaglia”, ha precisato il comandante provinciale dei carabinieri Bat, il colonnello Massimiliano Galasso spiegando che “chi immagina che lo spaccio avvenga in aree degradate e periferiche fa un errore, perché lo spaccio è ormai infiltrato nella società civile, la vendita di droga è diffusa e mimetizzata tanto che investigare è diventato più difficile”.
L’INTERVISTA AL PROCURATORE NITTI






