La ‘catapecchia’, il ‘tugurio’ oppure ‘nu tavùt’ sono soltanto alcuni dei soprannomi assegnati per delle stanze in affitto riservate a studenti e lavoratori fuorisede e che qualche utente sui social ha voluto ironicamente commentare. Alcuni appartamenti, infatti, situati nelle zone più disparate della città, verserebbero in condizioni davvero critiche: le mura colpite dalla muffa e da altri segni del tempo e la presenza di mobili dall’aspetto ‘ottocentesco’. E poi i ‘loft’ che altro non sono che mansarde ammobiliate, i piccoli alloggi dove vivono molte persone e il riscaldamento non sempre presente.
I costi, poi, come riportano gli ultimi report, sono in aumento, come il numero della domanda rispetto alle offerte con un incremento del 207%, mentre i prezzi sono cresciuti del 14,5% rispetto allo scorso anno. Il dibattito tra locatori e conduttori si è spostato sul web, precisamente negli innumerevoli gruppi Facebook dedicati a chi cerca una sistemazione. Da un lato c’è chi riporta la propria testimonianze sulle cosiddette ‘case da incubo’ e dall’altro chi giustifica la lievitazione delle spese come lo stato in cui verserebbero le abitazioni. Due tifoserie avversarie, che non trovano pace, almeno per ora. Mentre in molti si sono arresi e fanno la vita del pendolare, altri non vogliono ancora sventolare bandiera bianca perché “Siamo pugliesi e vorremmo cercare di rimanere nella nostra Puglia”.




