“Sono delusa dalle Istituzioni, non è possibile che altri bambini possano subire quello che ha subito mio figlio”. Inizia così lo sfogo di Marika Mirizzi, mamma di un bambino di quattro anni che fino allo scorso anno frequentava una scuola dell’infanzia a Bari. Marika ha affidato ai social il racconto di quelli che lei definisce “maltrattamenti” da parte di una maestra ai danni di suo figlio durante scorso anno scolastico. “Tutto è iniziato nel secondo quadrimestre, – ricostruisce la donna – quando mio figlio un giorno, tornato a casa da scuola, era totalmente ammutolito, non riuscivo a parlare con lui. Così con calma e pazienza sono riuscita a farmi raccontare cosa fosse successo, il perché di quell’atteggiamento così silenzioso. E mi ha raccontato che la maestra, per punizione, gli aveva fatto male. In pratica quel giorno la maestra aveva dato da fare un lavoretto ai bambini con il punteruolo. Mio figlio però era stanco e stava facendo i capricci, così la maestra lo ha costretto a lavorare mettendogli accanto una sua compagna. Innervosito, mio figlio l’aveva punta e la maestra, in tutta risposta, gli ha strappato dalle mani il punteruolo e l’ha ferito a una mano”.
Di fronte al racconto di suo figlio, Marika si è subito messa in contatto con la maestra, la quale, “in un audio via chat, ridendo, mi ha confermato era stata lei a pungerlo, ribadendo che era una cosa che aveva sempre fatto perché necessaria affinché i bambini capissero che quelle cose non si devono fare. Mi ha detto ‘l’ho fatto e gli ho detto hai visto cosa si prova?'”. La denuncia è quella di una mamma preoccupata dai comportamenti del figlio, dai cambiamenti della sua routine. “Mio figlio non dormiva più da solo e ha avuto una sorta di regressione sotto certi aspetti. – dice – A quel punto però non potevo rimanere in silenzio ho parlato alla scuola degli episodi di violenza della maestra, senza che però i funzionari della scuola verbalizzassero alcunché, e ho fatto una denuncia, tramite Pec, all’ufficio ripartizione Politiche Educative, Giovanili e del Lavoro per spiegare quanto successo e fare finire questa storia. Di lì il Comune ha iniziato a interessarsi della vicenda. Poi ho avuto conferma del fatto che per l’insegnante in questione fosse prassi utilizzare questi metodi con i bambini. Mi sono anche rivolta alla Questura, dove però la mia denuncia non è stata accolta, in attesa di elementi più consistenti secondo le forze dell’ordine”. Nel suo resoconto Marika spiega anche che quelli non sarebbero stati gli unici episodi, figli di un metodo educativo di altri tempi, che certo non si conciliano con la scuola e la società moderna. “Dall’episodio di mio figlio sono poi emersi altri casi, con altre testimonianze, come il fatto che la maestra faceva lezione a porte chiuse e altri atteggiamenti duri nei confronti dei bimbi. Di fronte a tutto questo, ciò che mi fa male è il fatto che questa maestra sia stata solo spostata altrove”.
La denuncia ha suscitato grande clamore e la polemica non sembra destinata a spegnersi, perché Marika non intende fermarsi. Intanto dal Comune fanno sapere a Telebari che già da tempo si sta monitorando la vicenda e che si stanno attuando tutte le procedure che il caso richiede, perché la priorità è la tutela dei bambini.




