Casa in affitto. Ormai un miraggio a Bari dove la turistificazione degli ultimi anni ha reso la città una grande mappa per la caccia al tesoro. Anzi, all’affitto, per l’appunto. L’esponenziale crescita dell’afflusso turistico ha infatti spinto sempre più gente a sfruttare i propri immobili in comodissimi e fruttuosi bed and breakfast, rosicchiando sempre di più il mercato delle locazioni, tanto quelle per famiglie quanto quelle lungo-stagionali per gli studenti. Secondo i numeri della piattaforma ufficiale Paytourist, a luglio 2024 le strutture ricettive alberghiere e non alberghiere hanno fatto registrare l’incredibile numero di 3.092 unità. Ed è facile vedere in ogni portone delle zone centrali della città almeno un appartamento con la targa di un B&B, mentre nei quartieri oltre la linea dell’estramurale Capruzzi mancano le targhe ma non gli affittacamere. Una situazione che, numeri alla mano secondo Airbnb, pone la Puglia, nel rapporto residenti/alloggi adibiti a B&B quarta tra le regioni italiane.
Effetti che drogano tutto il sistema, anche in relazione al reddito medio della popolazione barese. Meno alloggi in affitto a disposizione ha comportato un innalzamento incontrollato dei prezzi delle case in affitto disponibili. I dati dicono che a Bari dal 2019 al 2023 i canoni sono aumentati del 21,6% nel centro murattiano, del 9,5% a Madonnella, del 23,3% a Libertà e del 12,6% a San Pasquale, con prezzi medi che vanno dai 7-800 euro per i bivani ai 1.000-1.500 per 3-4vani. Comportando, quindi, un esodo dalla città di chi cerca una casa ad un prezzo mensile accettabile anche a causa della disponibilità di reddito in Puglia che, stando ai numeri dell’Agenzia delle Entrate, nel 2023 è inferiore di quasi il 20% rispetto alla media nazionale. Una situazione difficile che sta per andare fuori controllo, tra chi si arricchisce con la ricezione turistica e chi spera ancora in una vera regolamentazione del turismo.




