Ai venditori abusivi di fuochi d’artificio del quartiere Libertà di Bari avrebbero chiesto soldi (tra i 100 e i 300 euro per bancarella) o batterie di fuochi per poterli vendere nel territorio di competenza del clan Strisciuglio. A due venditori, poi, il 25enne Ivan Caldarola avrebbe chiesto 5mila euro in fuochi pirotecnici per “dare il pensiero a papà” Lorenzo, capo dell’articolazione del Libertà del clan, e per mantenere amici e compagni in carcere. Sono i dettagli emersi sui quattro arresti di questa mattina a Bari, per altrettanti affiliati al clan Strisciuglio finiti in carcere per estorsione e tentata estorsione, detenzione e porto illegale di arma da fuoco (reati con aggravante mafiosa), detenzione a fine di spaccio e spaccio di cocaina, hascisc e marijuana.
Ivan Caldarola è finito dietro le sbarre insieme a Antonio Raggi (25 anni), Francesco Mastrogiacomo (34 anni) e Saverio De Santis (36 anni). Gli indagati sono in totale 18, ma per gli altri la richiesta di misura cautelare è stata respinta (per difetto di attualità delle esigenze cautelari). Il gip Francesco Vittorio Rinaldi, nell’ordinanza con cui ha disposto il carcere per i quattro, ha riconosciuto il “ruolo direttivo” assunto da Ivan Caldarola nella commissione dei reati a lui contestati, la sua “speciale capacità” nel “reperire le armi” dagli “ambienti criminali in cui è stabilmente inserito”, oltre che la sua “ostentazione evidente e plateale di violenza” e “la sua operatività attuale nell’ambito del clan mafioso” Strisciuglio del quartiere Libertà.
“Aveva voglia di fare il camorrista come noi… il camorrista!”, ha detto di Ivan Caldarola il collaboratore di giustizia Arturo Amore. Antonio Raggi, invece, sarebbe stato il “braccio destro” di Caldarola, “presentandosi personalmente presso i titolari delle bancarelle per esigere il pizzo”. Per Mastrogiacomo e De Santis ha invece pesato la “dimostrata capacità di accedere ai canali illeciti di rifornimento delle armi”. Tutti e quattro sono pluripregiudicati.






