Un vero e proprio blitz dei carabinieri, dalle prime luci dell’alba di oggi, ha portato all’arresto di cinque persone a Bari vecchia. In carcere, accusati di spaccio in concorso di sostanze stupefacenti, sono finiti Nicola Cannito, di 26 anni noto negli ambienti criminali con il soprannome ‘pisello’, Antonio De Lellis di 27 anni, Domenico De Tullio di 26 anni, Luigi e Francesco Martiradonna rispettivamente di 42 e 24 anni. Indagati a piede libero anche Saverio e Antonio Manzari di 37 e 62 anni. Il gruppo criminale è ritenuto responsabile di aver organizzato una piazza di spaccio di marijuana e hashish nel borgo antico.
La base operativa è stata individuata dai carabinieri in strada San Bartolomeo, “luogo ideale per lo spaccio e vera e propria oasi dello stupefacente – scrivono i militari in una nota – a disposizione di chiunque volesse acquistare droga rimanendo indisturbato”. Nel corso delle attività investigative, iniziate nei primi mesi del 2021 e protrattesi fino alla fine del 2022, sono stati sequestrati circa 4.5 chili di marijuana e 500 grammi di hashish.
La banda dello spaccio di Bari vecchia, per diverso tempo, sarebbe riuscita a smerciare droga sentendosi quasi padrona di quelle strade, spogliate di tutti i sistemi di videosorveglianza. Come accaduto in vicolo San Benedetto e strada San Bartolomeo, appunto, dove tutte le telecamere sono state individuate e disinstallate, distrutte ostentatamente da alcuni degli indagati senza che nemmeno si curassero di nascondersi, stando a quanto emerso dall’indagine dei carabinieri. I loro ruoli erano ben definiti, c’era chi era più attivo nello smercio e nella divisione dei guadagni e chi invece si occupava di nascondere la droga in pluviali stradali e sulle ruote delle auto ferme in strada.
Dalle indagini è poi emerso che gli arrestati “su apposite chat” si passavano “verbali di collaboratori di giustizia, ordinanze e sentenze aventi a oggetto vicende dei clan Strisciuglio, Parisi-Palermiti e altri ambienti di criminalità organizzata”. Uno scambio che la giudice per le indagini preliminari del tribunale di Bari, Valeria Isabella Valenzi, definisce “anomalo”, spiegando che si tratta di una “circostanza che fonda, sotto il profilo della valutazione della personalità, il convincimento di un forte interesse” degli indagati verso le “vicende che interessano la criminalità organizzata locale oltre che sicura contiguità con quegli ambienti” perché solo chi è indagato o imputato in quei procedimenti “dispone di quel tipo di atti”.
Per la Gip, quindi, l’essere in possesso di atti relativi a procedimenti giudiziari o attività di indagine evidenzierebbe la vicinanza dei cinque ai clan storici della città. Inoltre, “con riferimento ai verbali dei collaboratori, si osserva che molti di questi vengono inspiegabilmente acquisiti a pochi giorni dalla redazione del relativo verbale. L’acquisizione dei verbali – ricorda ancora la giudice – è propedeutica all’anticipazione di linee difensive o versioni alternative poiché vale a monitorare il numero e la natura delle accuse e quindi ad anticipare le mosse degli inquirenti”.






