Attimi di grande tensione, ieri pomeriggio, all’ospedale Di Venere di Carbonara dove una dottoressa 46enne del pronto soccorso è stata aggredita dalla sorella di un paziente. È successo intorno alle ore 18. L’uomo era arrivato in ospedale in codice verde per via di un’ernia inguinale. La dottoressa lo aveva curato, aveva fatto rientrare l’ernia praticando una manovra di soccorso e aveva anche richiesto una consulenza chirurgica per farlo accedere in tempi brevi a una successiva visita per valutare l’eventuale intervento, evitando così al paziente stesso di tornare in ospedale per fare la prenotazione della prestazione.
La situazione, da un punto di vista medico, era dunque ampiamente sotto controllo. Non per la sorella dell’uomo, però, che dopo continue sollecitazioni al personale sanitario si è avvicinata alla dottoressa e l’ha colpita con un pugno in pieno volto. In ospedale è arrivata la Polizia. La responsabile dell’aggressione è stata subito fermata, portata in Questura e arrestata: si tratta di una donna di 56 anni, accusata di lesioni aggravate, ora ai domiciliari in attesa della convalida della misura cautelare. Per il medico, che ha riportato un trauma facciale con sanguinamento dal labbro, otto giorni di prognosi. La direzione della Asl di Bari ha già contattato la dottoressa per esprimerle solidarietà e offrirle tutela legale.
“La violenza non è mai accettabile, ma diventa ancor più ingiustificabile quando esplode all’interno di un ospedale, contro medici e operatori impegnati a salvare vite e curare persone. La nostra vicinanza va alla dottoressa colpita ieri nel pronto soccorso del Di Venere. Una vicinanza personale e istituzionale di tutta la Regione Puglia, che si costituirà parte civile accanto alla Asl nel processo contro gli autori di questa aggressione”. Così il presidente della Regione, Michele Emiliano, e il vice presidente con delega alla Sanità, Raffaele Piemontese, hanno commentato l’episodio.
Nell’esprimere solidarietà alla dipendente, il direttore generale facente funzioni della ASL Lugi Fruscio condanna quanto accaduto: “Questo è un caso ancora più grave – ha detto– perché la dottoressa ha provato a fare anche qualcosa in più a tutela del paziente e della sua salute, e di contro si è beccata una aggressione immotivata e insensata”.







