Il mondo delle edicole è ormai a pezzi. Un effetto domino sta portando alla chiusura di tantissimi chioschi di giornali. In principio fu Piazza Umberto, seguito da largo Ciaia e Japigia. Ora, a perdere la sua edicola simbolo è viale Papa Giovanni XXIII, nel quartiere Carrassi-San Pasquale di Bari. A confermarlo a Telebari è il proprietario, Pietro Carella. “Sono partito nel 1985, con una piccola edicola di 3 metri per 2. Avevo solo 23 anni. Tanta forza di volontà e tanti sacrifici. Per fortuna i miei sforzi sono stati ripagati: le cose andavano bene all’epoca e dopo un po’ di tempo ho cercato di cambiare l’edicola e ci sono riuscito, arrivando a creare un chiosco di 7 metri oggi che mi ha dato da vivere, e non posso recriminare tutto quello che ho fatto con la mia attività. Però purtroppo oggi non si può più andare avanti”.
Il mondo gira e gira sempre più rapidamente. Forse troppo. L’informazione si conta sul numero di visualizzazioni. Le notizie fanno a gara. La conoscenza diventa fluida, incerta, labile, instabile. L’importante è che sia vista: clic, scorri il cursore e condividi. Il gesto di voltare la pagina non esiste più. L’odore dell’inchiostro è soppiantato dal ticchettio sulla tastiera. “La gente non compra i quotidiani, le riviste e la carta stampata in generale come una volta”, lamenta il signor Carella.
Eppure le edicole sono parte integrante della società, essenziale riferimento della cittadinanza e fonte vitale della vita di quartiere. “È una sofferenza portare avanti questo sistema di chiusura, ma si arriva al punto in cui non è più possibile proseguire e questo mi spiace molto. La mia è una decisione effettiva e drastica, sebbene ponderata con me stesso”. Numerosi i clienti affezionati che si avvicinano per salutare il loro edicolante di fiducia. “Essendo su una via di passaggio, molte persone si rivolgevano a me per acquistare i giornali, seguivo persino il penitenziario di Bari, quindi mi rammarica molto lasciare tutto questo, quella che è stata la mia vita, la mia gioventù”.
Tante persone di passaggio continuano a fermarsi, ma nessun ragazzo. “Zero”, risponde secco Carella quando gli si chiede se ci sia qualche giovane che frequenta il chiosco per comprare una rivista. “I ragazzi sono ormai tutti tecnologici – continua Pietro – sempre con questi cellulari alla mano. C’è stato un periodo in cui hanno tentato di mettere i quotidiani nelle scuole, ma senza risultati. Purtroppo la tecnologia ha portato a un deperimento totale della lettura dei quotidiani e via dicendo”.
Nessuna possibilità di salvezza. “Abbiamo cercato una diversificazione per questo punto, per tentare di mantenerlo attivo, ma anche questo non ha dato frutti e, benché mi dispiaccia, sono costretto a chiudere a causa del sistema esterno, del cambiamento della società che non ci permette più di lavorare in questo campo”. Tutto verrà smantellato a breve e quel chiosco storico, simbolo di una strada di passaggio come viale Papa Giovanni XXIII, sparirà. Quarant’anni di attività svaniti in una manciata di giorni.
“Quando erano i tempi d’oro, tutti si fermavano al chiosco per la sua bellezza e grandezza, per la vasta gamma di prodotti presenti e il suo rifornimento. Il punto in cui si trova è, infatti, strategico: attorno ci sono scuole, mercato, il carcere e siamo su un viale grande. Avrei lasciato volentieri in eredità a qualcuno realmente interessato la mia edicola pur di mantenerla attiva, ma nessuno si è avvicinato. Cosa posso fare più di questo? Nulla”, conclude Pietro Carella.