Un bando dopo la scadenza del precedentemente accordo, la nuova impostazione inserita nel capitolato tecnico. La Asl di Bari si appresta ad assegnare il servizio di vigilanza armata nelle sue strutture, precedentemente affidato ad una aggregazione temporanea di 11 imprese. Ma più di qualcuno ha sollevato delle preoccupazioni per la rimodulazione che riguarderà i Centri di salute mentale e i Serd, i servizi per le tossicodipendenze. Se da un lato è stato previsto il potenziamento del numero di unità di personale, con dieci vigilanti per i CSM e otto per i Serd, a fronte dei 7 e 4 precedentemente presenti, dall’altro è stato deciso di non prevedere una vigilanza armata.
Una scelta che segue le linee guida nazionali e regionali, secondo le quali la presenza di armi in luoghi sensibili di questo tipo aumenterebbe i rischi anziché ridurli. Un’indicazione che, per quanto normata, ha fatto storcere il naso anche tra il personale, con molti lavoratori preoccupati per i rischi di aggressione da parte di utenti non nel pieno possesso delle proprie facoltà mentali.
Del resto è ancora impresso nella memoria l’omicidio della dottoressa Paola Labriola, avvenuto nel 2013 in un centro di salute mentale a Bari, al quartiere Libertà. Episodio al seguito del quale fu alzata la soglia di attenzione in queste strutture. Il personale, dunque, chiede una modifica del bando, considerato che il 10 marzo è prevista l’apertura delle buste, cui seguirà la valutazione delle offerte tecniche ed economiche. Al momento la Asl sembra intenzionata a seguire il percorso già condiviso, peraltro, con i responsabili delle macrostrutture. Ma una parte del personale ha già annunciato iniziative di protesta laddove non si decida di modificare la decisione.







