Una mostra per raccontare la diversità. Quale diversità? Nessuna. Non esiste diversità se si riesce ad andare “Oltre lo sguardo”. La Biblioteca Dei Ragazzi-e Bari propone fino al 28 febbraio “Oltre lo sguardo”, un’esposizione aperta al pubblico gratuitamente, che narra la disabilità attraverso le parole dello scrittore Antonio Ferrara lette ed interpretate da Gigi Carrino (Gigilegge & il Sindaco di Madonnella), e attraverso l’obiettivo della fotografa Marianna Cappelli.
Si tratta di una iniziativa dell’associazione Gargantua e Pantagruel, di Valenzano, che da anni si occupa di ragazzi affetti da disabilità offrendo loro percorsi precisi “per conoscere la realtà che li circonda, superare i loro limiti senza paura di mettersi in gioco”, come afferma la direttrice dell’associazione,Vittoria Lozupone. “Con la mostra “Oltre lo sguardo” abbiamo voluto mettere in risalto ogni singolo particolare dei nostri ragazzi,ogni loro sfumatura,le loro peculiarità, il loro carattere”.
All’interno dell’associazione Gargantua e Pantagruel è stato creato il progetto Il Ponte che, dal 2007, propone tantissime attività per stimolare e potenziare l’autonomia dei ragazzi. Tra le iniziative più amate rientra il GAS (Gruppo d’acquisto solidale), che conta 70 partecipanti. “Proprio per promuovere l’attività del GAS è nata l’idea di raccontarci presentando i nostri ragazzi attraverso delle foto e dei racconti – ci racconta Vittoria Lozupone, direttrice di Gargantua e Pantagruel e titolare della libreria Per fare un libro, di Mola di Bari – abbiamo coinvolto l’autore Antonio Ferrara che, insieme alla fotografa Marianna Cappelli, ha vissuto i nostri ragazzi per tre giorni: parlando con loro, ascoltandoli e ascoltandoci, fotografandoli. Da tutto ciò è nata la mostra, che vuol essere un modo per presentarli attraverso la loro normalità così bella ai nostri occhi”.
Con “Oltre lo sguardo” diventano protagonisti i ragazzi. Lo spiega l’autore Antonio Ferrara: “Abbiamo pensato che bisognava mostrare il disagio cercando di fare in modo che il mondo lo veda, ma che non ci si abitui. Per tre giorni siamo stati tutti sulla stessa barca, a valorizzare la diversità. Abbiamo navigato insieme, abbiamo fatto equipaggio, gruppo di imperfetti. Marianna ha fatto le sue foto avendo in mente Letizia Battaglia, che diceva di scattare con rispetto, senza essere imbecilli e presuntuosi. Abbiamo lavorato sul dolore e la bellezza, lei ha fotografato i ragazzi e io li ho intervistati, per poi scriverne in prima persona. Marianna ha usato l’obiettivo 50, che ti costringe ad avvicinarti, a entrare in confidenza. Io ho fatto domande e scritto tutto a penna su un quadernaccio”.
Potentissime le parole di Ferrara, che ha realizzato un complesso dipinto con tocco realistico, non sporcato dal pregiudizio che aleggia attorno alla condizione della disabilità. “Per spiegare la realtà dei ragazzi, era necessario fare un libro con dentro i ritratti e le interviste degli ospiti della comunità dell’associazione Gargantua e Pantagruel di Bari e poi inviarne una copia, opportunamente accompagnata da un sacchetto di tarallucci pugliesi, a parenti, clienti, editori, amici e a chissà chi altro”, dice Ferrara.
Lo sguardo dell’obiettivo di Marianna Cappelli è stato fondamentale: “Ho cercato la leggerezza, l’innocenza, l’identità e la dignità pur senza nascondere la disabilità. Ho indagato il rapporto che avevano con se stessi e con gli altri in una comunità per soggetti fragili, attenta agli scambi, alle relazioni e alla bellezza. Il malato come una persona da accogliere e non un oggetto da aggiustare, da nascondere”. “Nella storia definitiva ci siamo anche noi perché le foto, si sa, raccontano anche di chi scatta, come i libri raccontano degli scrittori – conclude Ferrara – Occhio, mente e cuore sono stati tenacemente allineati, come diceva Henri Cartier-Bresson. Rispetto, dunque, cercando di dare visibilità alla bellezza”.








