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Home » Attualità » Giustizia e informazione, a Bari la tavola rotonda con gli studenti: “Riforma costruita male” – VIDEO

Giustizia e informazione, a Bari la tavola rotonda con gli studenti: “Riforma costruita male” – VIDEO

diRoberto Maggi
3 Marzo 2025
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Dalla legge che impedisce ai giornalisti di pubblicare il testo delle ordinanze di custodia cautelare al dibattito sui diritti fondamentali. “Giustizia e informazione: verità, potere e responsabilità” è il tema della tavola rotonda promossa dall’associazione Studenti per Giurisprudenza. Un’occasione per riprendere il dibattito animatosi dopo la riforme volute dal legislatore, che hanno modificato alcune delle regole che disciplinano la cronaca giudiziaria, provocando grande malcontento soprattutto tra i giornalisti. La decisione, poi, di accentrare sul procuratore  la valutazione dei fatti meritevoli di essere considerati notizie, starebbe sortendo effetti negativi avvertiti anche da una parte della magistratura, come spiegato dal procuratore della Repubblica di Bari Roberto Rossi.
Altro tema è quello del reperimento delle informazioni. Il fatto che le poche notizie reperibili da un giornalista arrivino esclusivamente dagli avvocati della difesa restituiscono un’informazione parziale, ben lontana dall’interesse pubblico che dovrebbe attenere alla libertà di stampa. Una posizione esposta tanto dall’ANM, rappresentata da Paola Cesaroni, che dal giornalista Michele Partipilo.

“La riforma” che prevede l’autorizzazione dei procuratori della Repubblica per i comunicati stampa su notizie giudiziarie “mi ha lasciato perplesso ed è costruita male”, “perché ha lasciato ai procuratori la scelta sull’interesse pubblico della notizia, e questo è un problema pericoloso per i limiti dell’indipendenza del potere giornalistico e della libertà di informazione. Io non sono un giornalista, non so valutare se una notizia ha un interesse pubblico o meno”. Così il procuratore di Bari, Roberto Rossi, durante il convegno.

“Oggi discutiamo della pubblicabilità delle ordinanze, ma parliamo di cose inesistenti. Perché da quando le notizie non passano più solo dalla professionalità dei giornalisti, ma ci vengono date da algoritmi sui social, è diventato un problema ed è qualcosa su cui dobbiamo riflettere ai fini della democrazia”, ha aggiunto Rossi. Nel corso del convegno, oltre al deputato Mauro Dell’Olio (M5s) e all’avvocato Carmelo Piccolo dell’Ordine degli avvocati di Bari, è intervenuta anche Paola Cesaroni, giudice civile e nel direttivo nazionale dell’Anm, che ha sottolineato come la riforma del 2021 che ha “limitato ulteriormente la possibilità per il procuratore di rilasciare dichiarazioni su processi in corso ha determinato uno squilibrio, spostando eccessivamente la comunicazione solo dalla parte della difesa”.

“Ulteriori limiti rischiano, anziché garantire la trasparenza dell’azione giudiziaria che è baluardo stesso del potere giudiziario, di ingenerare un’opinione pubblica del tutto falsata”, perché si finisce per “ascoltare solo una parte del processo, portatrice di interessi privati”, ha aggiunto Cesaroni. Nel rapporto tra giustizia e informazione il “quadro negli ultimi anni è molto peggiorato, perché ai giornalisti vengono imposti limiti che impediscono di far bene il proprio lavoro”, ha concluso il giornalista Michele Partipilo. “Se si restringono le fonti – ha aggiunto – il giornalista per forza di cose deve dare informazione parziale, a volte imprecisa e a volte ipotetica. Questo non va bene. Non servono norme che restringono le fonti: la presunzione di innocenza è una scusa e noi (giornalisti, ndr) la tuteliamo comunque”.

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