Ha rappresentato l’Italia con orgoglio alle Olimpiadi di Parigi 2024 ed è stata l’unica arbitra italiana della prestigiosa competizione internazionale: Erika Fornaro, 36enne, brindisina di San Vito dei Normanni, è una professionista amante della sua terra e del suo sport, il taekwondo, che l’ha portata in giro per il mondo a dirigere, con buoni risultati, prestigiose competizioni. È una donna felice del suo percorso, caratterialmente estroversa ma allo stesso tempo riservata, che non ama molto apparire.
Appassionata di taekwondo sin dalla tenera età, con un passato da atleta e una carriera da arbitra iniziata giovanissima, a 18 anni, fa parte di un’organizzazione che dirige in Puglia la gestione delle gare di combattimento. In un recente sondaggio social creato da giornalisti spagnoli, molto attivi nel mondo taekwondo, è risultata la miglior arbitra della competizione olimpica 2024, superando cinque colleghe. “Ho cominciato giovanissima a fare l’arbitro – racconta Erika a Telebari – perché questo ruolo mi ha sempre molto affascinata. Quando si diventa grande, fai l’allenatore o l’arbitro. Ho avuto qualche esperienza da allenatore nel periodo universitario, ma non mi ha mai appassionata. L’arbitro, invece, ti permette di stare insieme agli atleti, rendendoti comunque partecipe alla gara. Dentro mi sento ancora atleta”.
A trentasei anni è tra i più giovani ad aver intrapreso una carriera internazionale. “Sono molto fiera e contenta – dice Erika – anche perché mi porta a viaggiare tanto e a conoscere tante culture. Mi apre molto la mente”. Il ricordo più affascinante della sua carriera? “Le Olimpiadi di Parigi sono il mio ricordo più bello”, esclama con orgoglio. Tanti i momenti di gioia, dove fa spazio alle emozioni vissute con il fischietto in mano. “Ho arbitrato una competizione internazionale a Roma – prosegue Erika – e l’aver ricoperto un ruolo internazionale nella mia nazione, davanti al mio pubblico, mi ha riempito il cuore di gioia e reso orgogliosa. Forse ero più in ansia lì, rispetto alle Olimpiadi, perché il timore di fallire davanti al proprio pubblico è qualcosa di più pesante. Ho vissuto diversamente le Olimpiadi: volevo semplicemente godermi quell’importante momento, essendo stata uno dei pochi fortunati. Mi sono divertita. Davanti a tutte quelle persone, in un’atmosfera olimpica, è una gioia indescrivibile”.
Le emozioni dell’esordio olimpico sono state accentuate dalla presenza dei suoi affetti sugli spalti. “Il momento più emozionante – aggiunge Erika – è stato il mio ingresso per arbitrare il primo incontro: tra diecimila persone sentivo la mia tifoseria, composta da molti miei amici e dalla rappresentativa della Federazione italiana. Ho alzato gli occhi e mi sono emozionata tanto. Tutto questo mi ha esaltata, sentivo una carica pazzesca”. Unica italiana da Pechino 2008 e prima arbitra italiana di taekwondo. “Più felice di così non sarei potuta essere. Quando ho ricevuto la mail di selezione per le Olimpiadi, ho pianto per giorni. Non mi sarei mai aspettata di superare le selezioni, perché ero una delle nuove scoperte. Sarei stata contenta anche se non le avessi superate”, dice con un mix di emozione e soddisfazione. Se si chiede a Erika se ci sia stato un momento di difficoltà, lei elegantemente risponde: “In una semifinale olimpica molto combattuta, ho avuto un calo di adrenalina perché non mi aspettavo di arbitrare un incontro così bello. In passato, invece, le prime gare all’estero sono state un po’ dure, perché in certi Paesi l’essere donna non mi faceva partire agevolata”.
È cresciuta con lo sport, Erika, anche grazie alla sua famiglia: suo papà è allenatore di pallavolo, con un passato da giocatore. “Ho anche la pallavolo nel cuore – continua Erika – Da piccola, se non ero in palestra per il taekwondo, ero al palazzetto a vedere la pallavolo. In genere, amo lo sport, amo il taekwondo, e sono soddisfatta di quello che ho fatto”. Un mondo, quello del taekwondo, in grande crescita e un settore arbitrale in forte espansione nell’universo femminile. “Sono contenta della crescita – conclude Erika – Non è uno sport violento ma per tutti, e si iscrivono anche persone dai sessant’anni in poi. Non devi per forza combattere, ci sono altre tecniche. La Federazione italiana è ben vista a livello mondiale, ed è molto organizzata e attrezzata. Abbiamo fatto un campionato interregionale con 1.200 iscritti. Sono felice e orgogliosa di sapere che le donne, tra cui molte giovani, vogliano assumere questo ruolo, a dimostrazione che il taekwondo non è solo uno sport maschile. Per me è passione, quella che ho da trent’anni per questo sport”.








