Un gruppo di ragazzi, alcuni all’apparenza giovanissimi, insultano e picchiano un migrante di origini africane, colpendolo con calci e pugni. Poi, al volto, con un casco per motociclisti. È quanto si vede in un video che sta circolando su molte chat di WhatsApp e che Telabri ha scelto di non pubblicare. La spedizione punitiva, avvenuta a Foggia, seguirebbe la pubblicazione sui social, da parte di una donna, della foto del migrante picchiato che l’avrebbe rapinata dopo averla aggredita. La presunta vittima della rapina, che sarebbe finita in ospedale, si lamentava del fatto che il migrante, individuato dalle forze di polizia, sarebbe stato soltanto denunciato.
“Se pensiamo di farci giustizia in questa maniera – dice Domenico Rizzi, presidente dell’Arci Foggia – abbiamo sbagliato tutto. Magistratura e forze dell’ordine fanno un lavoro egregio e certosino applicando quella che è la legge. La giustizia deve sempre trionfare nei confronti di tutti”. Secondo Rizzi, il cittadino straniero aggredito non avrebbe una collocazione fissa in città e avrebbe necessità di cure, motivo che indurrebbe “ad una riflessione approfondita su cosa si possa fare in più per chi è in difficoltà, sia che siano soggetti stranieri sia del posto. Facciamo tantissimo sia noi sia il mondo dell’associazionismo in generale per le fasce in difficoltà. Purtroppo – conclude – qualche falla si può aprire ma, ripeto, non è facendosi giustizia da sé che si ottiene qualcosa”.
“Episodi incresciosi e intolleranti (come la rapina subita dalla donna, ndr) incrementano il timore di camminare per strada anche nelle ore diurne e nei luoghi più centrali della città, limitando la libertà di movimento e la partecipazione alla vita sociale e pubblica dei cittadini. La percezione di una scarsa sicurezza, però, non legittima la voglia di farsi giustizia da soli”. Questo il commento della presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di commercio di Foggia, Carla Calabrese.
Calabrese ricorda che “la violenza, nelle sue diverse forme, va sempre condannata e combattuta con l’impegno civile, con l’educazione alla legalità e con la fiducia nelle istituzioni e nelle forze dell’ordine che, incessantemente e non senza difficoltà, operano per garantire giustizia e legalità. Soltanto un impegno civile e istituzionale congiunto, mettendo al primo posto la prevenzione, la sicurezza e la legalità – conclude – potrà consentire di lottare per arginare episodi di violenza e criminalità ormai troppo diffusi”.







