I salici maestosi e una radura di sterpaglie, contaminata di spazzatura; eppure all’ombra di quel verde incolto spicca ancora il rosso ruggine delle mura di villa Giustiniani, macchiate di graffiti e in uno stato di abbandono da circa 40 anni. “La casa rossa”, così la chiamano i residenti di via Fanelli e via Omodeo, dove sorge la struttura ottocentesca, al suo interno custodisce un ipogeo di oltre 200 metri quadrati, uno dei più maestosi dei 55 presenti sul territorio barese. Sì, perché quel casolare nasconde nei sotterranei un dromos antichissimo di epoca romano-bizantina, composto da sei stanze scavate dai baresi più di mille anni fa; secondo alcuni storici pare che nei sotterranei vi sia anche un passaggio che collegherebbe l’area, sita nel cuore del rione San Pasquale, direttamente al mare. Villa Giustiniani, per anni vandalizzata e assediata dai senza fissa dimora, è sicuramente vittima dell’incuria cittadina, ma soprattutto di un tira e molla di ricerche di finanziamenti da parte del Comune di Bari, proprietario dell’immobile dal 2016, e di progetti di riqualificazione legati alla zona urbana di San Marcello annunciati a gran voce, ma di fatto mai partiti.
Eppure, oggi, tra quei sentieri di erbacce e rifiuti, si intravede una luce che porterebbe finalmente fuori dal tunnel dell’abbandono la villa, mettendo in campo una strategia di recupero e valorizzazione dell’intera area, con la costruzione di un polo culturale. A spiegarci il futuro di quest’immobile, inserito nel programma triennale delle opere pubbliche 2025/2027 approvato dal consiglio comunale a febbraio scorso, è l’assessore alla cura del territorio Domenico Scaramuzzi. I 3 milioni di euro di finanziamenti per metter fine a questa storia desolante ci sono, ma la strada per la riqualificazione è ancora tutta in salita.
“Abbiamo trovato le risorse – annuncia per l’appunto l’assessore – Ci sarà la ristrutturazione dell’edificio, all’interno del quale ospiteremo una biblioteca e un centro di quartiere, con riqualificazione del giardino e dell’area a verde. Daremo nuova luce a quell’area e valorizzeremo gli ipogei presenti nel sottosuolo, sono un patrimonio culturale da preservare e recuperare”. I tempi: “Ci vorrà un anno di progettazione e di adempimenti burocratici, poi la gara d’appalto. L’orizzonte è quello del mandato del sindaco Leccese”, conclude Scaramuzzi.




