“Biancorossi per sempre” è la nuova rubrica dedicata agli ex calciatori che hanno lasciato la loro impronta nel cuore della tifoseria barese.
Livio Manzin, nato a Torino il 25 luglio 1956, centrocampista, ha indossato la maglia biancorossa nelle stagioni 1978-79 e 1979-80, collezionando complessivamente 45 presenze e 7 gol in campionato. Memorabile la sua doppietta su rigore, in rimonta, nel derby contro il Lecce. Oggi, 68enne, vive a Torino e collabora in una scuola calcio.
Livio, nell’estate del ’78 è iniziata la sua tappa barese…
“La società mi ingaggiò dalla Reggina, diventando il primo acquisto dell’era Matarrese. Sono grato a Santececca: mi scelse dopo che venne a vedermi in un Cavese-Reggina”.
Com’è stato l’impatto con la città di Bari?
“Mi adattai in fretta. Il primo approccio barese fu simpatico: in stazione mi vennero a prendere Michele Mincuzzi e il notaio Costantini e, nonostante fosse mezzanotte, mi ritrovai a cena a “La Pignata”, davanti al ben di Dio della cucina barese. C’era grande entusiasmo”.
A proposito di cucina, qual è il suo piatto barese preferito?
“Andavo matto di patate, riso e cozze. Racconto un aneddoto: dopo la visita dei ladri nella villetta di Palese in cui sono stato i primi tre mesi, appena sposato, ho abitato per due anni in un condominio di Santo Spirito, di fronte al ristorante “La Barcaccia” di Tonino “Re delle cozze”, nello stesso pianerottolo di Papadopulo; appena arrivato, il titolare del ristorante mi portò a casa proprio una terrina di patate, riso e cozze”.
Qual è il posto di Bari che ha amato di più?
“Ho nel cuore Santo Spirito, ma Bari è bellissima. Amo il lungomare e via Sparano, in cui facevo delle lunghe passeggiate. Quando arrivai nel ’78 andai per la prima volta a fare un giro nella splendida Bari vecchia, ma mi sentivo gli occhi addosso. Frappampina, il giorno dopo, mi disse che dovevo ringraziare che mi avevano riconosciuto, altrimenti avrei passato un brutto quarto d’ora. Ho la città nel cuore, anche perché a Bari è nata mia figlia”.
Qual è stato il momento calcistico più bello vissuto a Bari?
“I due rigori nel derby col Lecce: perdevamo 2-0 dopo venti minuti, e poi feci la doppietta in rimonta. I tifosi, da quel momento, iniziarono a vedermi in un’ottica diversa. Allo stadio della Vittoria non c’era il parcheggio interno, e dovevi fare 100 metri a piedi per raggiungere l’auto. In quei metri i tifosi mi dimostravano il loro grande affetto. Eppure diventai rigorista per caso, grazie a Santececca, in un’amichevole contro il Matera. Lo stadio della Vittoria era davvero il dodicesimo uomo”.
Che ricordi ha dei due campionati baresi?
“La prima stagione fu molto gratificante: realizzai sei gol, gli stessi di Gaudino. Fu un’annata particolare perché ci salvammo all’ultima giornata dopo aver cambiato tre allenatori: Santececca, Corsini, Catuzzi. Con Renna, invece, a volte finivo in tribuna”.
Cosa successe davvero con Corsini?
“Era molto rigido e, sin dall’inizio, non si creò empatia. Nello spogliatoio più di uno non andava in sintonia. I risultati furono negativi, e lui disse pubblicamente che si vergognava di noi. Fu esonerato e, fortunatamente, arrivò Catuzzi dalla Primavera. Nelle amichevoli contro la sua Primavera subivamo certe bambole. A volte preferivo giocare con loro, perché sapevo di fare bella figura. Ricordo il boato assordante dei tifosi quando ci salvammo nell’ultima partita contro il Cesena, anche grazie alla vittoria del Pescara col Foggia, dopo che a fine primo tempo eravamo momentaneamente retrocessi”.
Come descriverebbe il calciatore Manzin?
“Nasco come libero, poi trasformato in centrocampista difensivo. Ero intuitivo e non avevo problemi a mettere la gamba. Molto freddo, non mi facevo prendere dalla paura di sbagliare”.
Qual è stato il suo gol più bello con la maglia biancorossa?
“In trasferta contro la Sambenedettese, con un tiro di controbalzo dritto nell’angolino”.
Ricorda un aneddoto simpatico?
“Venturelli era quello che veniva preso più di mira con gli scherzi”.
Dopo Bari è passato al Lecce. Come l’hanno accolta dopo quella famosa doppietta inflitta proprio ai giallorossi?
“Passai al Lecce in uno scambio con La Palma. Ci scherzavano sopra per quei due rigori nel derby. Il presidente Jurlano mi disse: “Ti ho portato qui così la smetti di farci gol!””.
Cosa fa oggi?
“Sono responsabile e coordinatore in una scuola calcio di Torino, la “Rebaudengo”, che conta quasi 400 tesserati. Erano più di venticinque anni che avevo lasciato il calcio: nell’87 presi il patentino d’allenatore e, successivamente, ho allenato in Interregionale. Sono abituato a un calcio diverso, rispetto a quello di oggi. Sono in pensione e mi dedico alla famiglia e al mio cagnolino”.







