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Home » Sport » “Biancorossi per sempre”, Roberto Bacchin: “A Bari ho scoperto la moda. La città più bella della mia carriera”

“Biancorossi per sempre”, Roberto Bacchin: “A Bari ho scoperto la moda. La città più bella della mia carriera”

diVincenzo De Rosa
31 Luglio 2025
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Roberto Bacchin

© Riproduzione riservata

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Il terzo appuntamento di “Biancorossi per sempre” si concentra sull’estroso centrocampista, dalla folta chioma bionda, del Bari di Renna e Catuzzi: Roberto Bacchin. Nato a Tombolo l’11 ottobre del 1954, ha indossato la maglia biancorossa nei campionati di serie B 1979-80 e 1980-81, collezionando 68 presenze e 9 gol. Ha vinto uno scudetto con il Torino di Gigi Radice. La sua carriera da calciatore è stata bruscamente interrotta a 28anni, a causa di un tuffo sbagliato nel mare catanzarese di Copanello. Oggi, 70enne, vive a Novara e gestisce un negozio d’abbigliamento.

Roberto, nell’estate del 1979 è arrivato a Bari dal Foggia.

“Sì, a Foggia negli ultimi dieci mesi non presi una lira a causa di problemi societari. Io, Sasso e Libera, che avevamo fatto un buon campionato coi rossoneri, fummo acquistati da Matarrese. Mi volle mister Renna”.

Com’è stato l’impatto con la città barese?

“Un gran bell’impatto: era la mia prima vera città dopo Torino. Bari ha una tifoseria straordinaria e superiore alla media, con un grande calore”.

A Bari ci è rimasto per due campionati.

“Matarrese aveva costruito una buona squadra. Il primo fu un campionato discreto per le potenzialità che avevamo, ma finimmo a centro classifica. Nel secondo arrivò l’esonero di mister Renna. Il Bari era una società straordinaria, Matarrese non ci faceva mancare niente. All’epoca fece installare nello spogliatoio delle poltrone dinamiche, con cui ci si poteva riposare a fine primo tempo. Bari era un passo avanti, ma il calcio è strano. Probabilmente, qualcosa non ha funzionato”.

Al posto di Renna è arrivato Catuzzi. È stato un cambio positivo?

“Renna pagò per tutti. Matarrese non era così deciso nelle cose, valutava molto bene tutto. Catuzzi mi ha fece conoscere un nuovo calcio all’avanguardia. Lo conoscevo perché la sua Primavera ci faceva impazzire nelle amichevoli settimanali. A tal punto da chiedere a Renna di non giocarle più, e che avremmo preferito allenarci duramente. Catuzzi è stato importante per la mia carriera: quando sono diventato allenatore, ho portato i suoi insegnamenti”.

C’è un aneddoto particolare che ricorda con piacere?

“Ho ricordi piacevoli. Dopo una sconfitta in casa col Catania, ci fu una brutta contestazione della tifoseria, la quale ci aspettava fuori allo stadio. Arrivato alla mia macchina, la ritrovai completamente distrutta, ma il capotifoso mi fece riparare l’auto a sue spese. Straordinario”.

Che auto aveva all’epoca?

“Un Bmw bianco”.

C’è stato un momento difficile nelle due stagioni biancorosse?

“Ho sofferto molto l’esonero di Renna. Ero molto affezionato a lui. Per un periodo, mi scelse anche come capitano”.

Com’è stato il suo rapporto con la città di Bari?

“A Bari mi sono espresso bene anche perché sentivo il piacere della gente. Ho avuto la fortuna di essere voluto bene. È la città che ricordo con più piacere. Volevano bene anche alla mia famiglia: avevo due gemelle piccolissime. Abitavo a Santo Spirito, c’era molto calore attorno a noi. Bari è la cosa più bella della mia carriera”.

Ricorda qualche aneddoto divertente dello spogliatoio?

“La Torre veniva preso in giro perché si faceva la barba nello spogliatoio. Alcuni giocavano a carte di sera e si alzavano distrutti al mattino. Il nostro era un calcio diverso: c’era più amicizia. L’amicizia, oggi, arriva solo dai risultati”.

I suoi posti preferiti in città?

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“Amavo il mare barese. Si stava davvero bene. Con un amico a volte andavo a pescare i ricci. Presi casa sul mare, a Giovinazzo, ma era un po’ pericolosa per le mie bambine, così mi spostai a Santo Spirito. Vedere il mare al mattino, appena sveglio, era bellissimo. Passavo molto tempo insieme ai miei compagni. Il gruppo degli scapoli era spesso a casa mia: Libera, Iorio, Serena, Balestro. Eravamo un buon gruppo, non c’erano particolari invidie. Poi c’era qualche barese che portò un po’ di dialetto nello spogliatoio. Sì viveva molto il rapporto tra calciatori”.

E la cucina barese?

“Amavo i panzerotti: ricordo una signora e sua figlia che me li facevano trovare sempre. E poi il pesce. Il crudo di mare non mi piaceva, ma ricordo ancora le bancarelle coi ricci di mare: era un piacere vederli. A Bari si mangia molto bene”.

Come descriverebbe il calciatore Roberto Bacchin?

“Un buon centrocampista di serie B. D’assalto e di buona corsa, con buoni inserimenti in area di rigore e piedi discreti. Mi piaceva il colpo, la giocata, il tunnel. Con Tavarilli eravamo una buona coppia di centrocampo. Ero un centrocampista moderno”.

Cosa ricorda dello stadio della Vittoria?

“Uno stadio vero. Sensazioni ed emozioni che oggi si fa fatica a rivivere. Mi manca ancora dopo più di quarant’anni”.

Dopo due stagioni, ha lasciato Bari per l’Udinese.

“Purtroppo, andai via da Bari perché la distanza da casa era diventata pesante per mia moglie. La sua forzatura, però, mi ha fatto conoscere la serie A a Udine. Per quanto mi riguarda, non me ne sarei mai andato via da Bari, dove ho vissuto gli anni più belli della mia carriera”.

Il momento più bello vissuto a Bari?

“Il momento più bello è quando ritornerò a vedere Bari. Mi sono sempre ripromesso di tornare e ricordare, ma solitamente non ritorno nei posti in cui ho vissuto. Quando sarò più sereno, ci ritornerò con grande piacere”.

Al mare, purtroppo, è legato un brutto episodio, accaduto a giugno del 1983. Cosa ricorda di quel maledetto tuffo?

“Fa parte della mia vita. Una stupidaggine: non fu un tuffo dall’alto, c’era una duna di sabbia su un fondale basso. Purtroppo, quando capita, sono cose irrimediabili. Non rimpiango niente, anche se mi ha creato danni che mi hanno condizionato per tutta la vita. Ma mi ha maturato e fatto conoscere altri valori. La vita è fatta così”.

Da amante del mare, si è tuffato nel mare barese?

“Certo, a Bari amavo tuffarmi. A Santo Spirito ho fatti tanti tuffi”.

Ha un rimpianto?

“Quello di non aver avuto la forza di dire a mia moglie di restare a Bari. Ma sono andato via anche perché avevo paura di non giocare più, perché quella dei giovani baresi era una squadra davvero straordinaria (ride, ndr)”.

Cosa fa oggi?

“Insieme a mia moglie, ho da tantissimi anni un negozio d’abbigliamento a Novara. Fu Bari a farci innamorare della moda: all’epoca andavamo con piacere da “Mincuzzi”, dove ho conosciuto bene il mondo dell’abbigliamento. Ho smesso di allenare una decina d’anni fa per problemi fisici. Ho fatto anche l’assicuratore dei calciatori e il direttore sportivo a Novara in C2. Ho allenato sino alla C2, vincendo due campionati con Biella e Legnano in D”.

 

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Roberto Bacchin
Roberto Bacchin
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