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Home » Sport » “Biancorossi per sempre”, il barese doc Vincenzo Tavarilli: “Cresciuto a Madonnella, il tifo mi caricava”

“Biancorossi per sempre”, il barese doc Vincenzo Tavarilli: “Cresciuto a Madonnella, il tifo mi caricava”

diVincenzo De Rosa
7 Agosto 2025
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Vincenzo Tavarilli

© Riproduzione riservata

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La rubrica “Biancorossi per sempre”, arrivata al suo quarto appuntamento, si focalizza su un barese verace che ha vestito con passione la maglia biancorossa: Vincenzo Tavarilli. Nato a Bari il 5 gennaio 1959, con la maglia numero 8 del Bari ha collezionato 74 presenze e 2 gol in tre campionati di serie B (dal 1978 al 1981), da centrocampista centrale. Da allenatore ha guidato per più di un decennio le giovanili dei ‘galletti’, sino alla squadra Primavera, vincendo uno scudetto Allievi e il “Premio Maestrelli” come miglior allenatore dell’anno di una squadra giovanile. Esperienze in prima squadra anche da vice di Torrente, e collaboratore tecnico con Conte. Oggi, 66enne, continua a lavorare nel mondo del calcio.

Vincenzo, com’è iniziata la sua avventura calcistica?

“La mia prima squadra fu la “Rossano Bari”, ma prima ancora, da ragazzino, partecipavo a dei tornei sul campo in terra battuta di Triggiano: il professor Indolfi portava me, mio cugino e il fratello di Nicola Caricola (ex difensore di Bari e Juventus, ndr), Marcello. Ricordo un episodio: non avevo le scarpe da calcio e le presi in prestito dai miei fratelli; con quelle feci tre gol. A fine partita, mio cugino mi disse “Hai due scarpe sinistre!” (ride, ndr). Giocai tutta la gara con due scarpe sinistre e di due misure più grandi”.

In quale quartiere è cresciuto?

“Madonnella. Eravamo in nove, in una casa con una camera e cucina. Sono cresciuto giocando a calcio nei giardinetti di piazza Diaz e sulla rotonda del lungomare, sfidando i ragazzi di Bari vecchia e altre zone, e spesso andavo a recuperare il pallone finito in mare”.

Ha avuto un soprannome?

“Da piccolo mi chiamavano Pamich (campione d’atletica leggera, ndr), perché facevo 50 giri di palazzo”.

Prima di passare al Bari, ha fatto due anni nel Castellana.

“Sì, mi portò mio fratello. Per il calcio lasciai il lavoro alle pompe diesel, anche perché il presidente mi garantì le stesse 60mila lire a settimana, più extra e alloggio all’hotel “Matarrese”. Il tecnico era Gigi Frisini, che mi voleva far mettere su qualche chilo perché ero molto magro: andai avanti a pasta paglia e fieno e grandi bistecche. Ogni giorno, tra l’altro, mi infilavo coi turisti nelle grotte. Feci due anni in Promozione, e un giorno Regalia venne a vedermi in una gara giocata a Modugno”.

Com’è stata l’esperienza barese?

“Iniziai il ritiro precampionato con la Primavera, ma subito dopo Santececca mi chiamò in ritiro con la prima squadra. Non riuscivo a giocare perché ero chiuso da calciatori esperti, poi arrivò l’esordio grazie a Corsini”.

Ricorda il giorno dell’esordio?

“Sì, indimenticabile. Stefano Pellegrini, di cui ho un gran ricordo, la sera prima venne in camera a tranquillizzarmi, e, successivamente, convinse la società a farmi guadagnare premi partita più consistenti, visto che ero giovane ma titolare”.

C’è stato un episodio particolare?

“Quando iniziò la popolarità venivano tutti a casa mia. La porta di casa era sempre aperta, avendo familiari sullo stesso pianerottolo, e avevo sempre gente intorno. Per questo motivo, sentivo troppo lo stress e chiesi a Matarrese di poter dormire nello stadio”.

Tre campionati con la maglia del Bari. Qual è stato il più bello?

“Quello 1979-80, in cui ci fu la mia scalata con Renna: 36 partite giocate e convocazione in Nazionale di B con Valcareggi. Io e Bacchin fummo premiati come la migliore coppia di centrocampisti in B. Anche Corsini fu importante per me: mi ha affidato la maglia e non me l’ha più tolta. Grazie alle mie prestazioni nelle due sfide contro l’Ungheria, con la Nazionale di B, vinsi il premio “Alitalia”, che mi fu consegnato da Alfio Tofanelli, direttore del Guerin Sportivo, in un San Siro stracolmo, alla prima di campionato contro il Milan”.

In biancorosso ha realizzato due gol. A quale sei più legato?

“La bordata da 30 metri, contro il Parma, finita sotto l’incrocio. Anche il gol di testa del momentaneo pari nel derby contro il Lecce, ha un sapore particolare”.

Com’è stato il suo rapporto con la tifoseria biancorossa?

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“Bello. Mi caricavo molto quando in campo vedevo l’enorme striscione “Il Bari la nostra anima, Tavarilli il nostro cuore”.

Dopo Bari, è passato al Brescia.

“Stavo andando all’Avellino, quando improvvisamente mi chiamò Regalia, comunicandomi la cessione al Brescia, con cui retrocessi in C nonostante uno squadrone. Poi andai all’Atalanta, ma non ebbi un buon rapporto con Ottavio Bianchi”.

Come descriverebbe il calciatore Tavarilli?

“Coi piedi buoni nel dribblare, nell’ultimo passaggio e nel cross. Renna, inizialmente, corresse i miei cross a uncino. Valcareggi disse che ero un Tardelli con un piede più buono”.

Ha un rimpianto?

“Avrei potuto fare una carriera diversa. In campo, a volte, avevo crisi di panico, a causa dello stress dovuto a un’ulcera al duodeno. Pensavo di morire in campo, e dalla paura mi veniva l’istinto di toccarmi sempre la maglia per respirare meglio. Iniziò a Bari, ma non volevo prendere farmaci. Lo tenevo per me, inizialmente non lo dicevo nemmeno ai medici. Poi, nel secondo anno di Bari, trovata la causa, l’ulcera, presi sei pillole al giorno, che mi creavano continuamente delle lesioni muscolari a causa degli effetti collaterali. Nel periodo a Foggia, anni dopo, trovai un tecnico eccezionale, Romano Fogli, e un gruppo di medici che mi insegnarono il training autogeno, che mi ha aiutato molto a rilassarmi. Forse, quell’ulcera mi ha fatto perdere il treno giusto”.

Cosa fa oggi?

“Sono responsabile tecnico del centro federale di Bari-Bitetto, commissario tecnico di tutte le rappresentative Puglia e allenatore della rappresentativa Under 19. Nel weekend faccio il referente di Puglia delle nazionali dilettanti, segnalando i giocatori della Puglia alle nazionali dilettanti. Da poco sono anche responsabile tecnico della Liberty Bari”.

 

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Vincenzo Tavarilli
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Vincenzo Tavarilli
Vincenzo Tavarilli

 

 

 

 

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