Il quinto appuntamento di “Biancorossi per sempre” si concentra su uno dei portieri più ricordati dalla tifoseria: Marcello Grassi. Nato a Carrara il 1° luglio 1948, ha difeso la porta del Bari di Renna, a cavallo tra gli anni 70 e 80. Da estremo difensore dei biancorossi ha collezionato 55 presenze in due stagioni di serie B (1979-80 e 1980-81). È ricordato anche come uno dei portieri del Perugia dei record (secondo posto in A nel 1978-79 e record d’imbattibilità). Appesi i guanti al chiodo, ha assunto il ruolo di preparatore dei portieri per diversi anni, sino alla serie C con Carrarese e Spezia, allenando portieri poi passati in A come Mazzantini, Savorani, Gamberini e Verdi. Oggi, 77enne, è in pensione e vive a Luni (La Spezia).
Marcello, è giunto a Bari nell’estate del 1979.
“Arrivai dopo la bella, ma anche particolare, esperienza di Perugia: per evitare un calcio d’angolo mi fratturai malleolo e perone, e rimasi fuori molti mesi. Scelsi Bari con grande entusiasmo, anche perché c’erano una squadra da mille e una notte e un bravo allenatore”.
Come sono state le sue due annate baresi?
“Nel primo anno pensavo di vincere il campionato, ma qualcuno purtroppo ci ha messo lo zampino: dopo poche partite, a Verona, si infortunarono le nostre due punte principali, Gaudino e Libera, che rimasero fuori tutto l’anno. Finimmo a metà classifica, ma senza quegli infortuni avremmo vinto il campionato. Nel secondo anno le aspettative non erano altissime: non giocavamo bene, i risultati vennero a mancare, e arrivò il momento in cui fu chiesto a noi giocatori di decidere le sorti di Renna”.
E lei cosa decise?
“Ci riunirono tutti nello spogliatoio per votare, ma mi opposi di farlo davanti a tecnico e presidente; Renna, in forte imbarazzo, uscì dallo spogliatoio e, subito dopo, uscii anch’io. Fui l’unico a uscire dallo spogliatoio. Non trovavo giusta la presenza della società in una nostra riunione. La squadra, comunque, votò per l’esonero. Io, da quel momento, fui relegato in panchina con l’arrivo di Catuzzi e non giocai più in biancorosso”.
Secondo lei, sono stati ordini dall’alto?
“Certo, perché presi le difese di Renna”.
Come ha vissuto quel momento?
“Molto male, ma lo rifarei anche sapendo di non giocare più. Non potevo andare contro me stesso”.
Fu giusto l’esonero di Renna?
“La colpa era la nostra. Renna non c’entrava nulla perché non rendevamo in campo. Ormai non si legava più col tecnico”.
Dopo Bari, è stato ceduto al Pescara.
“A ottobre. Avendo preso le difese di Renna, ero quasi un estraneo per la società barese. La mia cessione era scontata, e non ho nessun rancore perché fa parte del gioco. Ma c’è qualcosa che non mandai giù”.
Cosa?
“Renna mi invitò a cena, a casa sua, pochi giorni dopo il summit per l’esonero: mi disse che aveva apprezzato il mio gesto, e che l’anno successivo, se avesse trovato squadra, mi avrebbe portato con lui. Andò al Palermo, ma non mi richiese, nonostante cercassero un portiere. Fui deluso perché me l’aveva promesso”.
Il momento più bello con la maglia del Bari?
“Un Pisa-Bari: finì 0-0 perché parai di tutto, coi tifosi baresi dietro la porta che mi caricavano. Non passarono nemmeno le mosche. Sembrava Grassi contro tutti. Bellissimo”.
Che ricordi ha dello stadio della Vittoria?
“Mi piaceva tantissimo. Era stupendo, avevo il pubblico addosso e sentivo davvero la gente. Quando entravo in campo, andavo verso la porta e saltavo per toccare la traversa, coi tifosi che mi accompagnavano col boato”.
E della città di Bari?
“L’ho vissuta poco: abitavo a Santo Spirito, e questo è un rammarico. Abitavo di fronte al ristorante “La Barcaccia” e nel mio stesso palazzo c’era La Torre, mentre di fronte abitavano Libera e Belluzzi. Ricordo tante passeggiate sul mare con mia moglie e le mie figlie. Ancora oggi, ho amici a Bari”.
Le piaceva il mare barese?
“Sono nato a Carrara, dove ci sono le cave e il mare. Abito a Luni da tantissimi anni, e c’è il mare. A Bari stavo benissimo”.
Mi racconti un aneddoto biancorosso.
“Quando arrivai in sede per firmare, Matarrese voleva decidere la cifra del mio ingaggio, nonostante non chiedessi la luna. Risposi: “O così, o me ne vado”. E accettò”.
Le piaceva la cucina barese?
“Molto, tranne il crudo di mare. A Bari ho mangiato tantissimo pesce: ricordo ancora oggi il profumo e il sapore di meravigliosi scorfani. Anche delle cozze, ma solo cotte. Il proprietario del ristorante “Lo squalo” spesso mi portava la cena a casa: dall’antipasto al terzo, tutto fantastico”.
Qual è stato il periodo più bello della sua carriera?
“Sono molto legato al Bari: lo metterei abbastanza in alto, ma ho avuto grandi soddisfazioni con le giovanili dell’Atalanta al vittorioso Torneo di Viareggio, poi nel campionato vinto ad Ascoli, e nel secondo posto record a Perugia”.
Come descriverebbe il portiere Marcello Grassi?
“Le mie qualità erano il colpo d’occhio, la presa e lo scatto. Avevo il pensiero molto veloce e amavo l’uscita in presa volante. Non avevo paura di nessuno, da Riva a Boninsegna, da Anastasi a Savoldi. Rispettavo gli altri, ma mi facevo rispettare in campo e volevo essere rispettato”.
Ha un rimpianto?
“Non aver vinto il campionato col Bari”.
Che ne pensa del calcio di oggi?
“Lo seguo, ma non mi piace, non è più il mio calcio. Vedo portieri che non sanno bloccare la palla con le mani. Il Bari lo seguo sempre con molto piacere”.
Pensando a Bari, cosa le vieni in mente?
“Mi piacerebbe tornare a giocare a Bari (sorride, ndr)”.








