L’enorme stadio San Nicola racchiuso in una tela di pochi centimetri. Sullo sfondo l’imponente Vallisa e poco più avanti una sua copia in miniatura. L’alta statua di San Nicola “in un minuscolo spazio vitale”. Angelo Giacovazzo è un giovanissimo artista autodidatta, classe 1992, con un’idea ben chiara: rendere la propria patria ‘trasportabile’ e lo fa con le sue ‘MiniTele’. Sembra che i dipinti di Angelo Giacovazzo abbiano mangiato la parte del fungo che fa rimpicciolire Alice nel Paese delle Meraviglie. Ed effettivamente, come nella storia di Lewis Carroll, Angelo vaga senza meta per le strade della città collezionando tanti luoghi, volti, vie, costumi. Ma li cattura in un piccolo disegno per non perdere la strada, le proprie radici. “Non ho formazione specifica sul disegno. Mi sono, infatti, diplomato al liceo scientifico, ma sin da piccolo ho iniziato ad abbozzare disegni, principalmente copiavo i fumetti – racconta a Telebari Angelo – poi con il tempo ho voluto associare il disegno alla storia, ai monumenti: mi piace poter raccontare Bari e la mia terra attraverso un disegno”. Angelo viene da SantoSpirito, ma sente di appartenere a Bari: “I miei nonni sono del capoluogo, per cui sono cresciuto nelle viuzze del centro storico, tra le tradizioni baresi. Mi piace quindi dedicare gran parte delle mie opere alla mia città”.
I suoi micro dipinti sono realizzati di getto, come schizzi ispirati al mondo che lo circonda. “Disegno direttamente a penna su tela, non utilizzo matite o altro. Non esiste una brutta copia: il prodotto finito è quello che realizzo così di getto. Ho pensato di creare il progetto MiniTele, piccoli quadretti disegnando su cartolina, portachiavi piccolini e ciondoli in legno – dice – Disegno in miniatura perché non utilizzo la pittura quindi mi piace restare nel piccolo e avere l’idea di creare una piccola opera d’arte. Meno ingombrante, ecco”. Angelo è chiaramente uno di quei ragazzi che cammina con il naso all’insù e non fisso su uno schermo: curioso della realtà circostante, delle strade, dei grandi edifici, della vita locale, la cattura in un pezzetto di legno di pochi centimetri. Un’istantanea trasportabile, per tenere dietro sempre un pezzo delle proprie origini che ci facciano tenere i piedi piantati a terra. Non è un caso, infatti, che il ragazzo concluda così: “Per ora non lo penso come un business. Se viene, bene. Ma purtroppo viviamo in un’epoca dove non viene dato peso a questo tipo di arte. Cerco sempre di far conoscere quello che creo e, soprattutto, mi interessa far conoscere la nostra terra e le nostre tradizioni a più persone possibili anche i miei disegni sui social, ma purtroppo non è assolutamente facile”.








