Il divieto della Fiera del Levante di ospitare Israele nella prossima campionaria, su invito del sindaco di Bari Vito Leccese (e in seguito alla decisione del consiglio comunale, che il 29 maggio ha dichiarato Israele “non gradito” a Bari), è ormai un caso nazionale. E nella polemica finisce Giovanni Gasparro, artista originario di Adelfia e dalla carriera ormai internazionale. Il sindaco l’ha citato per controbattere al senatore Maurizio Gasparri, che l’aveva accusato di antisemitismo. Per tutta risposta, Leccese aveva ricordato che era stato promotore della consegna delle chiavi allo scrittore David Grossman nel 2012, e che da sindaco aveva “cancellato dalla programmazione della città metropolitana la personale di Giovanni Gasparro, dopo aver appreso da Chiara di Segni che secondo la comunità ebraica le sue opere contenevano un messaggio antisemita”. La questione è spinosa e c’è un processo in corso – relativo a una sola opera di Gasparro, finita al centro delle cronache anni fa – intanto però Adelfia si stringe all’artista. In questa lettera, l’assessore comunale alla Cultura, Francesco Costantini, si rivolge direttamente al sindaco Vito Leccese, affinché torni su suoi passi e vada a conoscere Gasparro e le sue opere nel suo studio.
Qui il testo della lettera.
Gentile sindaco,
Le scrivo in qualità di assessore alla Cultura del Comune di Adelfia. Mi sento in dovere, a nome dell’intera comunità e per il ruolo che rappresento, di esprimere pubblicamente il rammarico per le dichiarazioni da Lei rese e riprese dalle testate giornalistiche, secondo cui ha ricordato “come da primo cittadino abbia cancellato dalla programmazione metropolitana una mostra di Giovanni Gasparro, giudicata dalla comunità ebraica portatrice di messaggi antisemiti”.
Abbiamo percepito un forte senso di amarezza nel vedere un figlio della nostra città sulle pagine dei quotidiani nazionali, per giustificare una scelta politica legittima della sua amministrazione, ma che è questione ben distinta da quella della mostra annullata.
Pertanto Le scrivo per stigmatizzare con forza le Sue parole: è ingiusto che, per giustificare quella presa di posizione, sia stato messo alla gogna mediatica un artista del calibro di Giovanni Gasparro. Oltre al danno, la beffa: essere privati – lui e con lui tutti noi – di una mostra che avrebbe arricchito l’offerta culturale della nostra città metropolitana.
Sono sicuro che non conosca fino in fondo la vicenda e la statura artistica del Maestro.
Gasparro rappresenta uno dei principali talenti italiani, sarebbe riduttivo dire solo della nostra terra, motivo per cui era stato selezionato per la mostra alla Pinacoteca di Bari. Nonostante il suo straordinario successo, è rimasto legato al territorio, vive e dipinge nel suo studio ad Adelfia. Ha esposto nelle più importanti città italiane e internazionali, i suoi dipinti sono custoditi in musei e collezioni private in tutto il mondo ed è stato insignito di numerosi premi, tra cui quello delle “100 eccellenze italiane” con la premiazione in Campidoglio nel 2021.
È bene ricordare che la mostra barese non conteneva alcun contenuto antisemita. La vicenda a cui Lei si è riferito riguarda un solo dipinto – estraneo alla mostra – che ha suscitato qualche reazione sui social, tuttora al vaglio della magistratura: la Procura di Milano ha già archiviato la medesima accusa, mentre a Bari il procedimento è in corso.
Purtroppo, capisce bene che con il peso delle Sue parole su una vicenda così nota, finita sulle pagine dei giornali nazionali, ha contribuito – seppur inconsapevolmente – a mettere alla gogna uno dei talenti più rappresentativi della nostra nazione. Ed è un paradosso che a farlo siano proprio le istituzioni del luogo in cui Giovanni vive e lavora, mentre altrove ciò non è mai accaduto. Le ricordo che ad oggi non vi è alcuna sentenza rispetto alle accuse di antisemitismo.
Pertanto mi capisca, nella mia posizione, Giovanni va sostenuto e non attaccato, per quanto di bello ha già creato!
Capirà bene che un singolo episodio non può oscurare la grandezza di un artista che ha firmato centinaia di opere riconosciute e mai contestate in Italia e all’estero. E converrà con me che non spetta certo alla politica sostituirsi ai giudici.
Desidero per questo esprimere pubblicamente, a nome dell’istituzione che rappresento, la mia ferma solidarietà prima all’Uomo e poi al Maestro Giovanni Gasparro, nostro autorevole concittadino, grande studioso e cultore dell’arte, autore di opere che hanno reso onore al nostro Paese Italia: dal drappellone del Palio di Siena nel 2024, alle collaborazioni con Ferzan Ozpetek, fino al restauro della chiesa di San Giuseppe a L’Aquila dopo il terremoto, al teatro Coccia di Novara e in molte altre importanti occasioni.
RitenendoLa persona di grande sensibilità umana e culturale, sono sicuro che saprà cogliere il mio personalissimo invito a visitare lo studio di Giovanni Gasparro ad Adelfia, per incontrarlo e ammirarne le qualità artistiche.
La cultura deve costruire ponti, lo diciamo spesso, e sono certo che Lei saprà dare seguito a queste parole. Sono convinto che, davanti alla sua statura, Le verrà spontaneo rilanciare la mostra già programmata alla Pinacoteca di Bari, trasformando un’occasione negata in un atto di riscatto culturale e di orgoglio per l’intera Città metropolitana di Bari.
Nel salutarLa e nell’augurarmi che possa accettare il mio invito, voglio mandarLe due cartoline simboliche, raffiguranti degli straordinari dipinti di San Nicola, opera del Maestro, sperando possano rendere giustizia alle parole che Le ho scritto.









