“È la casa più bella di tutte, una grande famiglia e si mangia anche bene; qui ho ripreso a cucinare anche riso, patate e cozze”. Paolo ha 94 anni, il sarcasmo e la gioia di vivere di un ragazzino, eppure è il più anziano e il primo dei sette ospiti che hanno scelto di andare a vivere nel gruppo-appartamento in via Amerigo Vespucci, civico 1, a Triggiano. Un immobile grande e luminoso, su due piani, con stanze doppie e una singola e spazi comuni, un bene confiscato alla criminalità organizzata e dato in concessione alla cooperativa barese “Occupazione e solidarietà” che dopo un’attenta ristrutturazione lo ha reso uno straordinario e riuscitissimo luogo di co-housing sociale.
Qui convivono anziani autosufficienti e persone vulnerabili, prese in carico dai servizi sociali e inserite in questo contesto in casi delicati, come accaduto per i fratelli Annarita e Donato, approdati per via di un’emergenza abitativa.
La “casa dei pini” ha aperto i battenti lo scorso anno ed è uno dei diversi nuclei di convivenza a carattere familiare sul territorio gestiti da equipe specializzate di operatori, assistenti sociali ed educatori. Un team esperto che cura e stimola le competenze degli inquilini, aiutandoli a venir fuori dalla solitudine e dal senso di resa, non prendendo mai il sopravvento sulle singole identità e autonomie. Paolo, Massimo, Annarita, Donato e tutti gli altri mangiano insieme, giocano a carte, dialogano e discutono da amici, forse per certi versi da parenti, ma senza l’ansia di poter dire qualcosa di sbagliato, né barriere mentali. Poi c’è chi di loro decide di uscire per una passeggiata solitaria tra i propri pensieri, rientrando sempre con la consapevolezza che a casa c’è qualcuno pronto a raccontarti la sua giornata.






