La Procura di Bari ha chiesto una condanna a sei mesi di reclusione per il pittore 41enne originario di Adelfia, Giovanni Gasparro, accusato di propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale etnica e religiosa. Le accuse formulate in aula dalla pm Larissa Catella, si riferiscono ad alcuni commenti social al post sul suo dipinto “Martirio di San Simonino da Trento”.
Il quadro riproduce l’omicidio di un bambino di Trento, “Simonino” (scomparso la notte del 23 marzo 1475 e ritrovato morto un mese dopo), con una ferita sanguinante al costato, circondato da membri della locale comunità ebraica che raccolgono in una bacinella il sangue. Il quadro, peraltro, è stato accertato, si è rivelato un falso storico tanto che il 28 ottobre 1965, durante il Concilio Vaticano II, la Chiesa abolì il culto del falso beato.
Secondo la pm, rispondendo ai commenti relativi all’opera, il pittore, assistito dall’avvocato Salvatore D’Aluiso, avrebbe “propagandato e divulgato idee fondate sull’odio antisemita, atte ad influenzare le opinioni di un più vasto pubblico, scatenando e suscitando reazioni e commenti di cui vari dal chiaro contenuto antisemita di numerosi followers”. Si torna in aula il 13 novembre.







