Il plurale è d’obbligo. Perché parlare di pane, in Italia, è riduttivo: le varianti sono infinite, raccontano storie secolari e intuizioni di fornai che si sono tramandate nel tempo, e nella Giornata mondiale del pane è importante celebrarle tutte. Lo fa Nutella, la celebre crema spalmabile alla nocciola e cacao che per molti trova la sua massima espressione proprio sul pane. “Uno degli abbinamenti più rappresentativi della colazione italiana”, ricordano per l’appunto da Ferrero, e non solo l’azienda celebra la giornata con spot televisivi e videoracconti sui social, ma lo fa anche rilanciando il progetto “Pane e Nutella”.
Dal 2022 ha raccolto qui le tante tradizioni regionali legate al pane, e ora online è presente una mappa che raccoglie – regione per regione – i pani più tipici e rappresentativi. La Puglia si mette al collo la medaglia: è terza in Italia, la mappatura di Nutella riconosce 25 pani e la colloca dopo le primatiste Sicilia (35 pani) e Sardegna (32). Ed è un viaggio bellissimo, quello che garantisce Nutella fra le varietà di pane pugliese, fatto di conferme e scoperte. Perché ci sono sì il pane di Laterza, quello di Monte Sant’Angelo e quello Dop di Altamura dalle origini millenarie, ma sono in ottima compagnia: molti portano i nomi di paesi e città, e quindi sono presenti il pane di Triggiano e quello Sammarchese (di San Marco in Lamis), quello di Gravina e quello di Lucera, di Orsara e Celenza Valfortore, di Santeramo in Colle e Matino, ma l’elenco non si esaurisce qui.
Compare per esempio il pane di Carbonara, che prende il nome dal quartiere periferico di Bari ed è noto per i bordi croccanti e il centro morbido, ma pure una serie di prodotti legati a ricorrenze religiose: il pane di Sant’Antonio che si distribuisce il 13 giugno, il tarallo dell’Immacolata che si consuma alla vigilia della festa, il 7 dicembre; il pane di San Giuseppe che si decora a mano, quello di San Nicola dedicato al patrono di Bari. Infine dei pani ultra territoriali, che in alcuni casi hanno valicato i confini per farsi conoscere da un pubblico più vasto, e che a volte sono diventati perfetti per lo street food: la Puccia salentina e la Paposcia del Gargano, ma non si possono dimenticare il “pane a prosciutto” di Canosa, le Frangolle di Polignano a Mare e San Severo, la Cazzateddhra di Surbo e il Cacaruozzo di Triggiano, la treccia casereccia diffusa nel Sud Barese e a Castellana Grotte, la Quarticella di Terlizzi (pane accoppiato che si consuma soprattutto il 2 novembre), e il Pizzarello di Molfetta e dintorni (tipico del periodo pasquale, ma non solo).
Lunga vita al pane di Puglia e d’Italia, allora, è quello che suggerisce Nutella. Perché, come ricorda Carlo Petrini, presidente dell’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo che ha contribuito alla realizzazione della mappa dei pani nazionali, composta da 270 varietà: “Dietro a ogni pagnotta c’è la storia di una comunità, il lavoro quotidiano di mani artigiane, il profumo di un’identità che nasce nel forno e si riconosce in ogni casa”.





