Avevano progettato un singolare sistema per far entrare la droga nel carcere di Turi attraverso il tradizionale metodo del cestino attaccato a una corda, da tirare su. Ma non è andata bene ai detenuti del carcere di Turi perché il loro pacco particolare era stato sequestrato dopo essersi impigliato mentre veniva tirato su, come facevano una volta le nostre nonne con la spesa depositata in un cestino. “Ancora una volta ringraziamo i poliziotti di Turi i quali nonostante siano diventati uno sparuto numero (che diminuisce sempre di più a seguito dei pensionamenti, delle riforme) in servizio nell’affollato e degradato carcere della cittadina pugliese con un sovraffollamento di detenuti di oltre il150% – commenta il segretario nazionale del Sappe – sta combattendo una battaglia impari contro detenuti sempre più prepotenti per far prevalere la legalità, il rispetto delle leggi, e per cercare di tutelare i detenuti più deboli che vengono spesso sopraffatti dai violenti. Che la lotta sia ormai senza quartiere lo sta a dimostrare proprio questo ulteriore sequestro avvenuto tra la notte di sabato e domenica scorsa, di materiale proibito in cui c’era droga e telefonini (hashish, cocaina, 5 telefonini completi di tutto)”.
Per il sindacato “necessita l’aiuto urgente dell’amministrazione penitenziaria al fine di rivitalizzare gli organici della polizia penitenziaria con l’invio di almeno 30 unità, nonché a provvedere ad uno sfollamento di almeno 50 detenuti. Il carcere di Turi entrato nella storia penitenziaria Italiana per aver ospitato Gramsci e Pertini (sono ancora conservate in maniera accurata le celle in cui erano ristretti) debba avere quel rispetto e la possibilità di poter garantire ai detenuti i diritti costituzionali previsti dall’art.27, nonché la sicurezza all’interno ed all’esterno del penitenziario”, conclude.







