I voti pagati 25 euro (e non 50, come loro stessi commentano nelle intercettazioni) per far vincere al ballottaggio il sindaco di Modugno Nicola Bonasia e un posto di lavoro, in favore di un sodale del clan Parisi al quale aveva dovuto provvedere, poi, l’assessore Antonio Lopez. E ancora, la disponibilità del fratello di Savinuccio, Michele Parisi (deceduto di recente) a sostenere la candidatura della figlia del fondatore di Sud al centro, Sandrino Cataldo e dell’ex assessora regionale Anita Maurodinoia, Teresa Cataldo alle ultime comunali nel capoluogo. L’inchiesta conclusasi questa mattina con sei arresti e 13 persone indagate, incluso il sindaco di Modugno, si intreccia strettamente con la maxinchiesta Codice Interno che a febbraio2024 ha svelato i legami affaristici fra mafia, politica e imprenditoria a Bari. Lo rivelano le indagini dei finanzieri del Gico di Bari, coordinati dallo stesso pm antimafia Fabio Buquicchio, che si sono basate su intercettazioni audio e video, confermate dal racconto di alcuni collaboratori di giustizia.
In primo piano, negli arresti di oggi, c’è dunque l’accusa di scambio politico-mafioso per l’assessore comunale alle attività produttive del Comune di Modugno, Antonio Lopez, anello di congiunzione con il clan Parisi e finito in carcere assieme ad altre 5 persone. Sarebbe stato Lopez ad ottenere, tramite l’appoggio di Michele Parisi i voti per la vittoria di Bonasia nel 2020: “Al momento del ballottaggio, noi ci siamo affacciati a lui: vuol dare lui qualche cosa, gli stessi voti che abbiamo dato a te li diamo a lui?”, chiedono i Parisi a Lopez, che risponde: “Quello soldi non ne vuole dare però ha detto che un posto di lavoro a voi se si tratta di 150 voti a voi il posto sta”. Ma, si lamentano, quell’assunzione promessa non sarebbe stata più data suscitando reazioni e minacce. Al punto tale che avrebbe provveduto Lopez, inserendolo poi in una delle sue società edili, pagando migliaia di euro, hanno accertato i finanzieri, per prestazioni lavorative mai espletate e infine licenziandolo per fargli ottenere la disoccupazione.
Bonasia, appreso della vicenda che lo vede indagato ha affidato a Facebook il suo pensiero: “Ho sempre creduto che il rispetto della legalità sia il primo dovere di chi sceglie di servire la cosa pubblica. È su questo principio che ho fondato ogni mia scelta, ogni atto, ogni battaglia politica e personale – scrive – Chi mi conosce sa che non ho mai ceduto a pressioni o compromessi e che ho sempre anteposto l’interesse della comunità a qualsiasi altro. Affronterò questa vicenda con serenità, garantendo la massima collaborazione all’Autorità Giudiziaria, certo che la verità ristabilirà l’ordine dei fatti. Oggi lo sconforto è grande e l’amarezza profonda. Oggi più che mai sento il bisogno del vostro sostegno, della vostra fiducia, della vostra vicinanza. Continuerò a servire Modugno con la stessa determinazione, lo stesso senso del dovere e la stessa passione che mi hanno guidato finora. Ma solo da voi posso trovare la forza con cui andare avanti”.
Dall’inchiesta emerge anche la disponibilità di Michele Parisi in favore di Cataldo: il 31 gennaio 2024 a casa sua arriva l’imprenditore Felice Giuliani con suo figlio, e Antonio Lopez, che racconta di aver appreso da Sandro Cataldo che, con molta probabilità avrebbe fatto candidare la propria figlia alle Amministrative del Comune di Bari: “Si! Statti tranquillo! poi me la vedo io non ti preoccupare – lo rassicura Michele Parisi – io ho avuto a che fare”. Lo stesso Lopez, secondo gli inquirenti, riferendosi al modus operandi di Cataldo commenta: “Quelli davano 50 euro a voto”.







