C’è un senso e un compenso per chi lavora nel difficile mondo della musica. I sacrifici e le tensioni che il mestiere comporta vengono ripagate quando si incontra e si ha l’opportunità di ascoltare persone come Niccolò Fabi.
Il cantautore romano ha incantato ieri sera, 5 novembre, i tantissimi spettatori durante la tappa barese del “Libertà negli occhi” tour.
Un’esperienza musicale e poetica che celebra la parola, l’ascolto e la condivisione artistica. La scenografia e il sound ricordano le atmosfere da film tra “Into the wild” e “Balla coi lupi”. La scaletta conduce il pubblico in un percorso introspettivo e collettivo, creando un’atmosfera immersiva e sospesa.
Fabi è sempre in controluce, illuminato solo da luci che sembrano essere lucciole di bosco, sul palco con lui ci sono i compagni di mille suonate, Roberto “Bob” Angelini, Alberto Bianco, Filippo Cornaglia, Cesare Augusto Giorgini e Giulio Cannavale, complici del bel processo creativo del nuovo album, registrato in una baita di montagna in Val di Sole.
Un concerto non urlato, un’opportunità di pensare al peso delle parole, quelle parole delicate che sentiamo troppo di rado. Fabi è un poeta che tiene lo spettatore in bilico tra l’onirico e la realtà. Ringrazia gli “amici di Bari”, prima città dopo la sua Roma che lo ha accolto quando negli anni 80 sperimentava i primi live in un piccolo locale chiamato ‘Piccola Oasi’. In scaletta non c’è il brano che lo ha reso noto al grande pubblico: “Capelli”. Ma basta la magistrale interpretazione di “Costruire” per essere eternamente grati a Niccolò.




