“Tutte le frasi pronunciate da Conte possono dirsi frutto del suo tentativo di difendersi dalle accuse rivoltegli, negando la verità dei fatti sostenuti dal pm, attraverso la critica del suo operato”. Si riassume così la decisione della giudice di Lecce Valeria Fedele, che ha assolto il boss di Bitonto, Domenico Conte, dall’accusa di calunnia e oltraggio a magistrato in udienza, durante lo spazio concesso per le dichiarazioni spontanee. I fatti sarebbero avvenuti il 16 marzo 2023, mentre era in corso il processo con il rito abbreviato nell’ambito della vicenda della morte di Anna Rosa Tarantino, l’anziana uccisa per errore a Bitonto il 30 dicembre 2017, durante un regolamento di conti fra i clan Conte e Cipriani.
Il boss, assistito dall’avvocato Giuseppe Giulitto, rivolgendosi al magistrato, aveva affermato: “Su di me il Pubblico Ministero sta dicendo un sacco di bugie, sta dicendo. Ma un mucchio. Come anche in ogni processo”. E ancora: “Il Pubblico Ministero sa perfettamente che Conte nell’omicidio non c’entra niente, non c’entra, perché nelle dichiarazioni che fa fare ai dichiaranti le domande vengono poste, vengono fatte domande e risposte allo stesso momento. Gli dice cosa deve dire e il dichiarante gli dà la risposta che lui vuole sentirsi. A mio parere le dichiarazioni che sono fatte sono state falsate”. Si era poi scusato più volte per le sue parole, sostenendo di non essere istruito e di aver solo voluto difendersi. Spiegazioni che sono state ritenute valide dalla giudice, che lo ha assolto.







