La rubrica ‘Biancorossi per sempre’ vuole dedicare il suo venticinquesimo capitolo al personaggio più rappresentativo della storia del club, legato almeno ai primi trent’anni del calcio barese. “Sappiate amare la Bari, sappiatela custodire e guardatela sempre da innamorati”, è l’affascinante frase da sempre attribuita allo storico fondatore del Bari Calcio: Floriano Ludwig. Di nazionalità austriaca, ma nato a Bari l’11 marzo 1882 da una famiglia operante nel settore industriale, è stato uno dei simboli imprenditoriali del quartiere murattiano di Bari, in cui ha gestito per lunghi anni un’attività commerciale di tessitura, la “Nickmann”, che prendeva il nome dal suo pro zio, Johannes Nickmann, altra figura industriale di rilievo della città barese, dal quale Ludwig rilevò la stessa fabbrica alla sua morte.
Erano anni in cui Bari era abitata anche da imprenditori europei, che cercavano di trapiantare nel Sud Italia prodotti e macchinari all’avanguardia. La più grande passione di Ludwig, però, è stata il calcio: oltre a giocare nel ruolo di portiere, iniziò giovanissimo ad avere un ruolo nell’organizzazione delle prime squadre di calcio che cominciarono a nascere in città. Ma col tempo iniziò a pensare a qualcosa di grande e il colpo di genio si concretizzò la sera del 15 gennaio 1908: nel freddo del retrobottega di un suo locale di tessuti, in via Roberto da Bari ad angolo con corso Vittorio Emanuele, seduto a un tavolo illuminato da un lume a petrolio fondò il Bari Foot-Ball Club.
E lo fece insieme a un gruppo di amici e imprenditori, tra i quali Giovanni Tiberini e Gustavo Kühn, che diventarono anche calciatori del club, mentre al teatro Petruzzelli andava in scena “La traviata” di Giuseppe Verdi. L’atto ufficiale della costituzione della società, invece, fu redatto l’11 aprile 1908 in uno studio notarile di Bari. Scelse il bianco e il rosso come colori sociali, gli stessi della città. Casacca in flanella rossa e pantaloncini bianchi. In un primo momento organizzò gare amichevoli con gli equipaggi delle numerose navi che arrivavano in città e con varie squadre della regione. Ludwig si dedicò con signorilità e passione a campo e scrivania, nel ruolo di portiere (il primo della storia biancorossa) e cassiere del neonato club, mentre successivamente ricoprì lunghi incarichi dirigenziali, tra i quali quello di presidente, consigliere (anni Venti), diventando anche presidente del Comitato Regionale Pugliese FIGC e dirigente del Liberty Bari.
Una lunga carriera, dunque, fatta di vari e importanti ruoli nella società barese da lui fondata, che l’ha portato nel febbraio del 1949 a ricevere il distintivo d’onore di “pioniere del calcio italiano”, come contributo rilevante allo sviluppo del gioco del calcio in Italia nel periodo 1898-1914. Nei suoi anni si distinse per classe, galanteria e per uno spirito da autentico sportivo, venendo considerato il “padre” del calcio a Bari e una figura fondamentale che ha segnato l’inizio di una lunga storia sportiva per la città. Una città che ha amato e un club, il Bari, che ha voluto, creato e protetto, investendo tempo e denaro, tanto da riuscire a fare costruire il “Campo degli Sport”, nel rione Carrassi.
Morì a Bari il 6 luglio 1967, all’età di 85 anni. Oggi, a distanza di 118 anni da quel 15 gennaio 1908, la sua figura è ricordata dai tifosi baresi come grande esempio di sportività, lealtà e soprattutto amore infinito per il biancorosso. E quella sua famosa frase è diventata il simbolo di fedeltà per il Bari. Anzi, per la Bari, proprio come la chiamava lui.







