Biagio Antonacci a Social Night: “Sono cresciuto in Puglia tra i campeggi in Salento e la nonna a Bari” – VIDEO

L’ invito ad intervistare Biagio Antonacci arriva come una grande sorpresa, un po’ come quando nel traffico incrociamo gli sguardi di chi, alla guida, canticchi anziché accanirsi inspiegabilmente su un incolpevole clacson. Probabilmente in alcune redazioni e per alcuni addetti ai lavori è percepita come prassi, normalità o routine. Non per noi, costantemente alle prese con divismi, stereotipi e capricci di ogni tipo, non lo è stato.

Biagio è passato dalla Puglia per condividere il suo progetto fuori dagli schemi, e intriso di voglia di sperimentare: una residency di 10 date non in uno luogo abituato ad ospitare i grandi eventi musicali, ma un posto sconosciuto anche a chi è a pochi chilometri di distanza. Quattro sono le location storiche scelte, in Puglia la scelta è ricaduta su l’ anfiteatro di Lucera, provincia di Foggia. Specificarlo non è superfluo. Conta poco più di trentamila abitanti, normali cittadini non influencer pronti a rendere virale ogni angolo della cittadina. Se non fosse per la nomination a diventare città della Cultura anche molti pugliesi ne avrebbero continuato ad ignorare l’ esistenza,

Il tour di Antonacci si chiama ‘Unplugged 2026’ e lo terrà impegnato sul suolo pugliese per ben 10 date pugliesi, dal 21 luglio al 2 agosto 2026. “Un’idea che nasce dalla voglia di fare qualcosa di diverso – spiega ancora il cantautore -. Venire a Lucera e conoscere un territorio che ancora non conoscevo, farlo conoscere ai miei fan, per sentire questa terra pugliese ancora più mia”.

Con una focaccia, pubblicata in una storia su Instagram, ha raccontato del suo rientro in Puglia: una terra che Biagio Antonacci, in queste ore a Bari, sente sempre più come casa sua. “Rientro è proprio la parola perfetta – dice il cantautore ai microfoni di Telebari -. Appena sono arrivato mi hanno portato in macchina questa focaccia buonissima: la ‘focazz’, quella vera, e mi sono sentito a casa anche dal punto di vista del sapore. È stato un atterraggio meraviglioso”.”Mio padre era pugliese – racconta Antonacci –, qui sono cresciuto. Da piccolo ho fatto le vacanze qui a Bari, in estate andavo in campeggio nel Salento, passavo tante giornate da mia nonna, nella zona industriale di Bari. E vedevo anche Telebari – svela in chiusura -. Del resto io sono nato nel 1963, avevo 11 anni e Telebari era già attiva…”. E lo è ancora oggi, che ci ‘portiamo a casa’ un incontro con un operaio della musica. Piedi ben saldi per terra nonostante numeri vertiginosi di vendite e streaming. Dalle musicassette alle playlist di Spotify il pubblico, negli anni, non lo ha mai abbandonato e lui, non ha mai tradito la sua gente. Noi speriamo di non aver disatteso le sue aspettative, aveva voglia di parlare del motore che muove tutto dal 1988: la musica. La nostra intervista, lontana anni luce dalle domande suggerite da un surrogato tecnologico e vicina alle imperfezioni di chi fa questo lavoro con sentimento, è qui per voi.

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